Dubai e Riyadh restano operative, ma i cieli cambiano: cosa sta accadendo ai voli in Medio Oriente
Dubai e Riyadh restano operative, ma i cieli cambiano: cosa sta accadendo ai voli.
Non è un allarme generalizzato né un blocco del traffico aereo verso il Medio Oriente. Ma il numero crescente di compagnie che stanno sospendendo o riducendo i voli verso hub come Dubai e Riyadh segnala un cambio di passo nella gestione del rischio nei cieli mondiali. In un contesto di tensioni geopolitiche in rapido mutamento, i vettori internazionali stanno scegliendo la prudenza, intervenendo sulle rotte anche in assenza di conflitti diretti nei Paesi di destinazione. Una dinamica che sta già producendo effetti concreti su operatività, tempi di volo e programmazione dei viaggi, e che merita una lettura lucida, senza sottovalutare il fenomeno ma lontana dall’allarmismo.
Cosa è accaduto
Negli ultimi giorni diverse compagnie aeree europee e nordamericane hanno sospeso, ridotto o deviato i collegamenti verso Dubai, Riyadh e altri hub strategici del Medio Oriente, citando un deterioramento del quadro di sicurezza regionale e nuove indicazioni delle autorità aeronautiche internazionali. Una decisione che sta generando disagi crescenti per i passeggeri.
Un punto va chiarito subito: né gli Emirati Arabi Uniti né l’Arabia Saudita sono coinvolti direttamente in conflitti armati. Gli aeroporti di Dubai e Riyadh restano pienamente operativi. Le sospensioni messe in atto da alcune compagnie non riguardano dunque situazioni locali, ma la sicurezza complessiva dello spazio aereo mediorientale, influenzata da scenari militari in rapido mutamento nelle aree limitrofe. Secondo gli esperti di sicurezza aerea, il rischio per l’aviazione civile non deriva tanto dalla destinazione finale, quanto da possibili chiusure improvvise dello spazio aereo, errori di identificazione, attività missilistiche o con droni, anche lontano dalle zone di combattimento.
Quali sono le compagnie che stanno cancellando o riducendo i voli
Tra i vettori che hanno adottato misure restrittive figurano nomi di primo piano del panorama internazionale:
KLM ha sospeso i voli verso Dubai, Riyadh, Dammam e Tel Aviv, evitando inoltre lo spazio aereo di Iran, Iraq e Israele. Air France ha interrotto temporaneamente i collegamenti Parigi–Dubai, riprendendo solo operazioni limitate attraverso rotte alternative, mentre restano le restrizioni sulle tratte verso Israele.
Il Gruppo Lufthansa (Lufthansa, SWISS e Austrian Airlines) ha sospeso i voli verso Teheran e ridotto i servizi su Tel Aviv e Amman, con alcune operazioni consentite esclusivamente nelle ore diurne. United Airlines e Air Canada continuano a mantenere sospesi i collegamenti con Tel Aviv e monitorano con attenzione anche le rotte verso il Golfo.
Diverse altre compagnie europee e asiatiche hanno scelto di deviare i voli diretti in Medio Oriente, allungando sensibilmente i tempi di percorrenza. Le stesse compagnie sottolineano che si tratta di misure precauzionali, ma ammettono che il contesto resta fluido e potenzialmente soggetto a peggioramenti improvvisi.
Chi continua a operare regolarmente
In questo scenario frammentato, Qatar Airways, Emirates, Etihad e Turkish Airlines continuano al momento a operare secondo programma. Una scelta che riflette approcci diversi alla gestione del rischio e alla valutazione delle condizioni operative, ma che non equivale a una garanzia di stabilità nel medio periodo.
La nuova ondata di sospensioni arriva in un momento segnato dalle crescenti tensioni tra Stati Uniti e Iran,dal rafforzamento delle presenze militari nell’area del Golfo, dai nuovi avvisi di sicurezza aeronautica che invitano i vettori a rivalutare l’esposizione al rischio nello spazio aereo mediorientale. Le autorità di regolazione avvertono che scenari di rapida escalation potrebbero lasciare pochissimo margine di reazione all’aviazione civile.
L’impatto sui passeggeri
Gli effetti per i viaggiatori sono già evidenti: cancellazioni comunicate anche a ridosso della partenza, tempi di volo più lunghi, con due-quattro ore aggiuntive, coincidenze perse, incertezza su rimborsi e riprotezioni, con politiche che variano sensibilmente da compagnia a compagnia. I vettori stanno offrendo, in molti casi, opzioni di riprenotazione flessibile o rimborso, ma il consiglio resta quello di verificare lo stato del volo il giorno stesso della partenza ed evitare connessioni troppo strette.
Quanto durerà
Al momento non esiste una tempistica chiara per il ritorno alla piena normalità. Le compagnie dichiarano di riesaminare quotidianamente la situazione, ma gli avvisi di rischio aeronautico si estendono almeno fino a metà febbraio 2026, e secondo alcuni analisti le criticità potrebbero protrarsi più a lungo in caso di nuove escalation.
Una lettura necessaria, senza panico
La sospensione dei voli verso Dubai, Riyadh e altri hub regionali rappresenta un segnale importante di come la gestione del rischio stia diventando sempre più centrale nelle strategie delle compagnie aeree, anche quando le infrastrutture di destinazione non sono direttamente coinvolte in conflitti. La sicurezza resta la priorità dichiarata, ma il quadro conferma quanto il trasporto aereo globale sia oggi estremamente sensibile agli equilibri geopolitici, con ripercussioni immediate su traffico, turismo e filiera del viaggio.
Gaia Guarino