Dall’Upcycling alla Curation Economy: Aries Group presenta la vision dell’hotel contemporaneo
Aries Group racconta l’hotel come infrastruttura economica e sociale integrata con un settore evolve verso modelli esperienziali che valorizzano territori e relazioni.
Un itinerario esperienziale nel cuore del Portogallo insieme a cinquanta agenti di viaggio provenienti da tutta Italia. Tutto è iniziato con una mail. Poi con una spedizione. Uno zaino, una borraccia, una guida, i documenti di viaggio, il materiale preparato per ciascun partecipante. Piccoli dettagli, apparentemente semplici, che però raccontano già qualcosa del modo in cui un’esperienza viene pensata prima ancora di essere vissuta. Perché prima di vedere l’Alentejo - una regione del Portogallo che fino a poche settimane fa conoscevo appena - c’è qualcuno che quel viaggio lo sta immaginando, organizzando e preparando da mesi. È una parte del turismo di cui si parla poco. Di solito si racconta la destinazione finale: il borgo, il panorama, la gastronomia, l’hotel. Molto più raramente tutto quello che accade prima. Le persone che coordinano gli spostamenti, scelgono le soste, studiano i tempi, cercano di trasformare quattro giorni fuori casa in qualcosa che funzioni davvero. Ed è proprio da qui che nasce il taglio editoriale di questo progetto: raccontare il turismo oltre la destinazione, entrando nel dietro le quinte dell’organizzazione e nel lavoro che trasforma un itinerario in un prodotto turistico capace di creare relazione, curiosità ed emozione. L’obiettivo è accendere i riflettori sull’Alentejo, una regione che custodisce l’anima più autentica del Portogallo, ancora lontana dall’immaginario turistico italiano. Nei prossimi giorni questo spazio diventerà un diario in movimento: impressioni, dettagli, incontri, racconti e momenti inattesi raccolti tappa dopo tappa, seguendo il ritmo del viaggio e delle persone che lo vivranno. L’Alentejo, in fondo, sembra iniziare già da qui. Da un approccio lento, misurato, quasi opposto alla velocità con cui oggi consumiamo luoghi e immagini. Prima ancora della partenza, c’è già una sensazione precisa: questo non sarà soltanto un viaggio per vedere un posto. Sarà anche un modo per capire come nasce il desiderio di una destinazione. Questo articolo fa parte di un racconto di viaggio in più puntate dedicato al fam trip organizzato da Boscolo in collaborazione con Turismo de Portugal e TAP Air Portugal. Per seguire il progetto dall'inizio: → Giorno zero: clicca qui per leggere l'articolo → Giorno uno: clicca qui per leggere l'articolo → Giorno due: clicca qui per leggere l'articolo → Giorno tre: clicca qui per leggere l'articolo R.D.
L'Alentejo non arriva all'improvviso. Comincia mentre Lisbona si allontana dai finestrini del pullman, quando si attraversa il Ponte Vasco da Gama e il paesaggio urbano lascia spazio a strade più vuote, campi aperti e ritmi completamente diversi da quelli della capitale. A un certo punto smettono anche le conversazioni. Qualcuno guarda fuori in silenzio, qualcuno riposa appoggiato al vetro, altri provano a capire che volto abbia davvero questa regione del Portogallo che, fino a poche settimane fa, molti conoscevano appena di nome. Eppure, chilometro dopo chilometro, l'impressione è quella di stare entrando in un luogo che non ha bisogno di spiegarsi troppo. L'Alentejo non seduce come fanno le grandi città. Ti costringe piuttosto a rallentare lo sguardo. Fuori scorrono uliveti, vigne, querce da sughero, cicogne appollaiate sui pali della luce, campi aperti che sembrano non finire mai. Il paesaggio, per molti versi, richiama alcune zone rurali italiane: certe campagne toscane, tratti dell'Umbria, persino alcune aree della Sardegna interna. Non c'è un senso di distanza o di estraneità. Al contrario, l'Alentejo restituisce fin da subito una sensazione di familiarità, come se questo territorio avesse un linguaggio immediatamente comprensibile anche a chi lo attraversa per la prima volta. Silvia, la nostra guida, parla del Portogallo con il tono di chi sta descrivendo prima di tutto la propria casa. Ripercorre Lisbona, la trasformazione della città dopo l'Expo del '98, la dittatura, la Rivoluzione dei Garofani, la storia di un Paese che negli ultimi decenni ha imparato a reinventarsi senza perdere identità. Da lì, il filo si sposta verso questa terra "oltre il Tago", l'Alentejo appunto. Una delle regioni più grandi del Portogallo e anche una delle meno popolate. Una terra di confine, segnata nei secoli dalle guerre con la Spagna, oggi diventata invece sinonimo di lentezza, silenzio e qualità della vita. La prima sorpresa del viaggio arriva prima di Elvas. Boscolo interrompe volutamente il tragitto con una tappa non prevista: Mainova, una giovane azienda agricola biologica immersa nella campagna dell'Alentejo. Non una semplice sosta tecnica, ma una scelta precisa di programmazione, pensata per far entrare gradualmente il gruppo dentro l'identità della regione e trasformare anche il trasferimento in parte dell'esperienza. Ad accoglierci ci sono i proprietari della tenuta, che iniziano subito a parlare del loro lavoro e del legame con questa terra. Si parla di vino, di olio, di agricoltura biologica, ma soprattutto di tempi. Qui, spiegano, tutto ruota ancora attorno ai ritmi della natura. In estate la vendemmia avviene spesso di notte, quando le temperature si abbassano e l'uva riesce a mantenere freschezza e qualità. La degustazione accompagna il racconto: vini bianchi, rosati e rossi prodotti con vitigni autoctoni portoghesi, poi l'olio extravergine ottenuto da olive Galega, una delle varietà simbolo del Paese. La visita continua tra vigneti e uliveti a bordo di un trattore adattato al trasporto degli ospiti. Un modo semplice ma efficace per entrare davvero dentro il paesaggio dell'Alentejo, attraversando da vicino quella campagna ampia e aperta che caratterizza tutta la regione. Le prime impressioni raccolte tra gli agenti di viaggio arrivano proprio alla fine della visita. Sophie Zaccariello di Pleasure's Travel racconta di essere rimasta colpita soprattutto dalla tranquillità del territorio e dall'esperienza a Mainova: "È stata una sorpresa molto piacevole, non me l'aspettavo". Anche Domenico Maria Errico di Viaggi Carmen insiste sulla stessa sensazione: "Non immaginavo un territorio così rilassante e autentico. E poi l'olio mi ha davvero sorpreso". Quando arriviamo a Elvas, il paesaggio cambia ancora una volta. Se la campagna aveva qualcosa di familiare, la città — dichiarata Patrimonio UNESCO — restituisce immediatamente il senso della frontiera. L'acquedotto attraversa il panorama come una lunga linea di ...
La seconda giornata in Alentejo cambia subito prospettiva. Le pianure aperte del giorno precedente lasciano spazio alle montagne della Serra de São Mamede, ai piccoli borghi arroccati e a un paesaggio che porta addosso secoli di frontiera. In pullman Marta, la nostra guida, racconta questa terra con un entusiasmo che sembra inesauribile. Ripercorre la storia di questa regione agricola, profondamente diversa dal nord del Portogallo: meno densamente popolata, più arida, più mediterranea. Una terra attraversata nei secoli da romani, arabi, ordini religiosi, commercianti e comunità ebraiche, che hanno lasciato stratificazioni culturali ancora oggi visibili nell'architettura, nella gastronomia e nella musica tradizionale. Castelo de Vide appare tra le curve della montagna: il castello domina il borgo dall'alto, le case raccolte una accanto all'altra lungo vicoli stretti e salite improvvise. Passeggiando nella Judiaria, l'antico quartiere ebraico, il tono del racconto di Marta cambia registro. Emergono le storie delle famiglie sefardite arrivate qui dopo l'espulsione dalla Spagna del 1492, delle conversioni forzate durante l'Inquisizione, delle identità nascoste dentro le abitazioni e dei simboli ancora visibili sulle porte delle case. Sono storie che sembrano appartenere a un passato lontanissimo e che invece, camminando tra queste stradine, continuano ad avere qualcosa di estremamente presente. Risaliamo sul pullman verso Marvão, uno dei borghi medievali più spettacolari dell'Alentejo. Arroccato a quasi novecento metri di altezza, il paese domina il confine con la Spagna e conserva ancora oggi l'impianto difensivo medievale che per secoli ha protetto questa parte del Portogallo. Da qui la Spagna sembra vicinissima. E in effetti lo è sempre stata: geograficamente, culturalmente, storicamente. Dalle terrazze del castello lo sguardo si apre a perdita d'occhio. Poi il gruppo si scioglie tra i vicoli, ognuno al proprio ritmo, tra portoni antichi, fiori e il silenzio di un borgo che sembra fermo in un tempo tutto suo. È proprio mentre percorriamo un vicolo di ciottoli cercando la strada per tornare al pullman che l'Alentejo comincia a prendere forma anche come prodotto turistico da proporre ai propri clienti. Claudia Genovesi di Anicia Viaggi a Palestrina ha le idee chiarissime: la vede come una destinazione ancora poco conosciuta dal pubblico italiano, ma con un potenziale preciso — soprattutto per chi ha già visitato Lisbona e vuole andare oltre. "I monasteri e i conventi trasformati in hotel, il silenzio, gli spazi aperti: c'è un'atmosfera che oggi tanti viaggiatori cercano davvero". La vede adatta a target molto diversi — coppie, famiglie, appassionati di enogastronomia, motociclisti, chi cerca itinerari lontani dai circuiti più affollati — e la immagina bene come estensione di un soggiorno a Lisbona o in combinazione con la costa. Il viaggio continua verso il Frantoio-Museo António Picado Nunes, immerso tra gli ulivi della Serra de São Mamede. Ad accoglierci è António Melara Nunes: proprietario, agricoltore, custode di una storia di famiglia che ha scelto di non abbandonare. Dopo gli studi aveva lasciato il villaggio, come tanti. Quando è rientrato, le attività agricole della zona stavano scomparendo insieme agli abitanti. L'idea iniziale era recuperare la produzione di olio. Poi il progetto si è trasformato in qualcosa di più: raccontare il territorio attraverso l'esperienza, costruire un turismo capace di creare valore attorno alla cultura agricola dell’Alentejo. Quello che colpisce è che qui l'olio porta con sé qualcosa di più grande: gli ulivi secolari, il lavoro nei campi, il clima estremo dell'estate. Una produzione volutamente piccola, legata ai ritmi della natura e alla qualità delle materie prime. Il pranzo — pane, olio extravergine, vino, formaggi, piatti della tradizione contadina — diventa parte integrante della visita. Un modo per entrare a contatto con la cultura quotidiana ...
In questi giorni abbiamo attraversato città fortificate, vigneti, uliveti secolari, cave di marmo, piccoli villaggi dove il tempo sembra seguire ancora ritmi diversi da quelli a cui siamo abituati. Abbiamo ascoltato produttori di vino e di olio raccontare il proprio lavoro come una responsabilità verso il territorio prima ancora che come un'attività economica. Zuleica Ferrari, responsabile del prodotto Portogallo e Spagna Boscolo, ha girato l'Alentejo da sola prima che esistesse un itinerario. Ha preso una macchina, ha attraversato la regione, ha capito cosa poteva reggere la promessa che si stava per fare al mercato. Il risultato di quel lavoro è "Lisbona e Alentejo Autentico": sette giorni, sei notti, partenze da settembre a febbraio. Un itinerario che segue il territorio, con i tempi giusti, le soste giuste e una progressione che accompagna il viaggiatore dentro la destinazione. Non è una coincidenza che il viaggio che abbiamo vissuto in questi giorni somigliasse esattamente all'esperienza che vivrà il cliente finale Boscolo. Perché l'obiettivo non era mostrare un itinerario. Era farlo sperimentare a chi dovrà proporlo sul mercato. Organizzare un fam trip per cinquanta agenti di viaggio provenienti da cinque aeroporti italiani richiede mesi di lavoro sul prodotto, una logistica complessa, una programmazione che si estende già al 2027, e una scommessa precisa su una regione ancora poco conosciuta dal pubblico italiano. Dietro questa operazione c'è una visione che va oltre il singolo prodotto. Marcelo Rebanda, delegato Turismo de Portugal Italia, opera su un mercato che genera già 850.000 arrivi e quasi 2 milioni di pernottamenti l'anno. Un mercato maturo, in crescita, con un booking window vicino ai 90 giorni e un viaggiatore che sta evolvendo rapidamente: meno impulsivo, più pianificatore, sempre più attento alla qualità complessiva dell'esperienza e alla sicurezza della destinazione. Un aspetto sul quale il Portogallo continua a posizionarsi tra i Paesi più competitivi d'Europa. Ogni successo, però, porta con sé una nuova sfida. Non più soltanto attrarre visitatori, ma distribuire la crescita, creare nuove motivazioni di viaggio e valorizzare territori che fino a oggi sono rimasti ai margini dei grandi flussi turistici. Non come alternativa alle destinazioni più conosciute del Paese, ma come completamento di un racconto più ampio del Portogallo. Ed è proprio qui che l'Alentejo trova oggi la sua occasione. A sostenere questa crescita contribuisce anche la connettività. TAP Air Portugal collega oggi l'Italia con oltre 230 voli settimanali da nove città, utilizzando Lisbona come hub di accesso al Paese e offrendo la possibilità di uno stopover gratuito fino a dieci giorni. Carine Batista, Market Manager di Visit Alentejo, racconta una regione nella quale elementi molto diversi convivono con sorprendente naturalezza. Il Cante Alentejano e le figure in argilla di Estremoz riconosciuti dall'UNESCO. Évora che si prepara a diventare Capitale Europea della Cultura nel 2027. Gli uliveti, le querce da sughero, la tradizione del vino in anfora ereditata dall'epoca romana. La costa atlantica con alcune delle spiagge più estese della penisola iberica. Le acque dell'Alqueva, diventate un riferimento europeo per il turismo astronomico. Più che aggiungere nuove attrazioni, l'Alentejo sembra aver costruito negli anni un equilibrio tra elementi che appartengono già alla sua identità. Ed è probabilmente questa coerenza a rappresentare oggi uno dei suoi maggiori punti di forza. Dietro ogni viaggio esiste una rete di soggetti che lavora nella stessa direzione pur partendo da obiettivi diversi. Chi promuove un Paese. Chi valorizza un territorio. Chi costruisce collegamenti. Chi trasforma tutto questo in un prodotto che un agente possa portare ai propri clienti. Salvatore Sicuso, direttore commerciale Boscolo, lo aveva detto prima ancora di partire: “Un viaggio non è soltanto la ...