Nuove destinazioni cercasi: il Pakistan tra opportunità, rischi e visione
Il Pakistan punta su visti facilitati e nuovi collegamenti aerei per affermarsi come destinazione emergente tra avventura, cultura e turismo consapevole.
Il turismo internazionale è arrivato a un punto di saturazione culturale prima ancora che geografica. Le stesse mete, gli stessi racconti, le stesse immagini replicate all’infinito. Se il settore vuole continuare a crescere, e non limitarsi a redistribuire flussi, ha bisogno di nuove destinazioni vere, non di semplici alternative. È in questo spazio, ancora poco esplorato, che il Pakistan sta provando a posizionarsi come meta di nuova generazione, complessa e potente. Non si tratta di un’operazione 'di maquillage'. È una strategia politica ed economica che passa da tre leve decisive per il turismo globale contemporaneo: accessibilità, connettività e sviluppo di prodotti esperienziali ad alto valore.
Visti: quando l’accesso diventa messaggio
Al Sustainable Tourism Forum & Expo 2026 il messaggio è stato quanto mai esplicito. Il Ministro federale per gli Investimenti Qaiser Ahmed Sheikh ha annunciato l’estensione del sistema di online visa a 192 nazionalità e l’introduzione del visto all’arrivo per i cittadini di 120 Paesi, inserendo queste misure all’interno di una più ampia strategia di promozione turistica e attrazione di investimenti. Nel turismo di oggi, la politica dei visti è molto più di una procedura amministrativa: è una dichiarazione di intenti. Racconta quanto una destinazione sia aperta, quanto sia pronta ad accogliere. In una fase storica in cui molti Stati irrigidiscono le proprie procedure d’ingresso, il Pakistan sceglie la direzione opposta. Semplifica, almeno formalmente, e manda un segnale chiaro al mercato internazionale.
Un Paese, molti mondi: il potenziale narrativo del Pakistan
La forza del Pakistan, dal punto di vista turistico, sta nella sua densità. È un Paese che viene spesso descritto dagli operatori come una destinazione capace di valere più viaggi, e non è una forzatura. Pochi luoghi al mondo concentrano una varietà geografica e culturale così marcata senza richiedere il superamento di confini nazionali. Il nord, con il Gilgit-Baltistan, offre alcuni degli scenari montani più spettacolari del pianeta: ghiacciai, laghi turchesi, trekking iconici e l’area del K2. Al centro, la storia stratificata della Valle dell’Indo e dell’epoca moghul prende forma in siti archeologici riconosciuti dall’UNESCO, come Mohenjo-daro, e in architetture monumentali che ancora definiscono l’identità urbana di città come Lahore. Il racconto passa anche dal cibo, che cambia radicalmente da Karachi a Lahore, fino alle cucine regionali del nord e dell’ovest. A completare il quadro ci sono il mare della costa del Makran, l’area di Gwadar e il deserto del Thar, con le sue comunità e tradizioni artigianali.
Non per tutti, ma straordinario per chi è pronto
Proprio questa complessità rende il Pakistan una meta che non si improvvisa. Non è un luogo dove 'arrivare e vedere cosa succede', almeno non ovunque. Ed è giusto dirlo senza troppi giri di parole. È un luogo che parla soprattutto a chi cerca esperienze outdoor e parentesi avventurose, a chi viaggia per la cultura, l’archeologia e il patrimonio religioso, a fotografi e filmmaker attratti da paesaggi mozzafiato e da un'intensa vita urbana. È particolarmente rilevante anche per il turismo delle radici, che combina il ritorno alle origini con l’esplorazione del Paese, nonché per il segmento MICE e per i grandi investitori, ora potenzialmente sedotti da un contesto in cui l’ospitalità e i servizi stanno crescendo sotto l’occhio vigile delle politiche pubbliche.
Sicurezza: una realtà a geometria variabile
Il tema della sicurezza resta centrale e va affrontato senza semplificazioni. La situazione in Pakistan è disomogenea, con aree in netto miglioramento e altre che continuano a presentare criticità. Il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti, per esempio, classifica attualmente il Paese come Livello 3 – Reconsider Travel, citando rischi legati a terrorismo e instabilità, mentre il Ministero degli Esteri tedesco mantiene un avviso parziale e invita a seguire meticolosamente le indicazioni di sicurezza. Nella pratica, questo significa che i grandi centri urbani e i circuiti turistici consolidati del nord sono quelli più frequentati e gestibili, al contrario alcune aree del Balochistan e del Khyber Pakhtunkhwa restano problematiche, anche alla luce di recenti episodi di violenza riportati dai media internazionali.
Accanto al nodo sicurezza, sussistono poi rischi meno visibili ma altrettanto rilevanti per il viaggio: condizioni meteo estreme, frane e alluvioni improvvise possono incidere in modo significativo sugli itinerari, soprattutto nelle regioni montane e durante la stagione dei monsoni.
Dove il Pakistan può crescere davvero
Le prospettive più solide non arrivano dal turismo di massa, ma da segmenti in cui il Pakistan è già competitivo a livello globale. L’adventure travel e le spedizioni d’alta quota rappresentano un pilastro essenziale della travel industry locale, così come i circuiti religiosi e culturali legati al patrimonio sikh, sufi e buddhista. Sta emergendo anche un’offerta di 'soft adventure' e turismo nella natura con prodotti pensati per le famiglie, particolarmente attrattivi per i mercati del Golfo e del Sud-Est asiatico in cerca di climi più miti durante l’estate.
A questo si aggiungono eventi culturali e sportivi, e un potenziale enorme generato dal cosiddetto 'screen tourism': i paesaggi pakistani si prestano alla realizzazione di contenuti documentaristici, attività en plein air e tour gastronomici capaci di amplificare rapidamente la percezione della destinazione.
Voli e collegamenti: la chiave di volta della connettività
Se le procedure d'accesso migliorano dal punto di vista burocratico, è la connettività aerea a determinare il vero salto di qualità. Il Pakistan sta lavorando all’introduzione di procedure satellitari avanzate, le RNP-AR, pensate per ridurre le cancellazioni legate al meteo verso aeroporti montani come Gilgit, Skardu e Chitral, con un obiettivo di implementazione indicato per giugno 2026, subordinato agli studi di fattibilità.
Pakistan International Airlines, dopo la revoca di precedenti restrizioni, ha ricostruito parte della propria rete internazionale (inclusi i collegamenti con il Regno Unito) e ha ripreso la pressoché piena operatività dei voli regionali (come le rotte dirette con il Bangladesh) contribuendo ad ampliare il bacino potenziale di viaggiatori. Anche l’apertura del nuovo Gwadar International Airport e l’avvio dei voli internazionali, come la rotta per Muscat lanciata nel 2025, vanno letti dunque in questa direzione.
Resta però il vero banco di prova: l’ultimo miglio. Qualità delle strade, standard alberghieri di fascia media, gestione dei rifiuti nelle valli montane e coerenza del servizio sono ancora i principali punti di frizione dell’esperienza di viaggio. Allo stesso tempo, rappresentano la più grande opportunità di sviluppo per il settore privato.
Viaggiare informati
Scegliere il Pakistan significa scegliere consapevolmente. È fondamentale consultare gli avvisi di viaggio del proprio Paese con attenzione alle singole aree, selezionare le stagioni più favorevoli (primavera e autunno per il nord) e costruire itinerari flessibili, capaci di ammortizzare in modo indolore cambiamenti improvvisi. L’utilizzo di guide autorizzate e operatori affidabili non è un optional, ma una condizione essenziale.
La proposta del Pakistan, pertanto, è oggi più leggibile: visti facilitati, collegamenti in espansione, prodotti turistici ad alto valore aggiunto. Non è una destinazione per tutti, e non pretende di esserlo. Ma per un’industria turistica che cerca nuovi racconti, nuove geografie e nuovi equilibri, è un posto che merita di essere osservato senza filtri ideologici.
La scommessa è aperta. E riguarda tutto il settore: quanto siamo disposti, davvero, a uscire dalle rotte comode?
Gaia Guarino