Immagine di sfondo della pagina Onivà, D’Urbano: "La nostra forza è trasformare i desideri in viaggi fatti a mano"
04 novembre 2026

Ci sono viaggi che finiscono quando si torna a casa e altri che, invece, continuano a tracciare una strada. Per Francesca D’Urbano, fondatrice di Onivà – Viaggi Fatti a Mano, tutto è cominciato attraversando gli Stati Uniti insieme al marito Alessandro, durante il loro viaggio di nozze. Un itinerario costruito tappa dopo tappa, seguendo passioni e piccole ossessioni personali: un 45 giri da registrare a Nashville, la casa di Walter White, protagonista di Breaking Bad, da cercare ad Albuquerque. Non un semplice viaggio, ma un'esperienza cucita intorno a chi la stava vivendo. E forse proprio lì, tra una strada americana e una deviazione dettata dalla curiosità, ha preso forma un'intuizione destinata a cambiare la sua vita. Nel 2017, dopo oltre dieci anni trascorsi nel mondo della fotografia e del video editing, anche al fianco di realtà prestigiose come l'Istituto Luce e Magnum Photos a New York, Francesca decide di cambiare prospettiva e trasformare quella sensibilità per le storie e i dettagli in un progetto imprenditoriale. Nasce così Onivà, un nome che richiama il francese on y va, 'andiamo', e che diventa una dichiarazione d'intenti: partire, esplorare, lasciarsi sorprendere. Oggi Onivà è un tour operator boutique specializzato esclusivamente in viaggi su misura, lontano dalle formule preconfezionate. Ogni itinerario nasce dall'ascolto, prende forma intorno ai desideri del viaggiatore e si arricchisce di dettagli, esperienze e attenzioni personali. Dalla Polinesia Francese al Perù, fino all'originale Mystery Tour, in cui la destinazione resta segreta fino a poche ore prima della partenza, il filo conduttore è sempre lo stesso: non costruire semplicemente una vacanza, ma dare forma a un viaggio che assomigli davvero a chi lo intraprende. In questa intervista a Turismo & Attualità, D’Urbano ci racconta la nascita di Onivà, le sfide di un'impresa cresciuta attraversando anche momenti difficili, il valore dell'imprenditoria femminile e la sua idea di futuro: in un mondo in cui la tecnologia può suggerirci qualsiasi destinazione, continuare a mettere al centro le persone.

D: Partiamo dall'inizio: qual è stata l'intuizione da cui è nato Onivà? C'è stato un viaggio, un incontro o un momento preciso in cui ha capito che voleva trasformare il suo modo di intendere il viaggio in un progetto imprenditoriale? E quanto della Francesca di allora ritrova oggi in Onivà?


R: In un certo senso Onivà nasce da un viaggio: il nostro viaggio di nozze. Con Alessandro, mio marito e compagno di avventura dall'inizio, abbiamo attraversato gli Stati Uniti da costa a costa, con un itinerario disegnato tappa per tappa intorno a quello che amavamo: un 45 giri registrato a Nashville, la casa di Walter White di Breaking Bad ad Albuquerque. Lì ho capito quanto può dare un viaggio quando è cucito su chi lo vive. La scelta vera e propria è arrivata un paio d'anni dopo. Per più di dieci anni avevo lavorato come fotografa e video editor, anche con l'Istituto Luce e con l'agenzia Magnum a New York, e nel 2017 ho deciso di cambiare vita. Il nome viene dal francese "on y va", andiamo: un invito a partire, italianizzato e reso volutamente irregolare. Della Francesca di allora ritrovo molto. Lo stesso occhio che sceglieva un'inquadratura oggi sceglie un dettaglio di viaggio: una struttura, un orario, un ristorante in fondo a una strada. E ritrovo la curiosità di quel primo viaggio, che è ancora il modo in cui guardiamo ogni richiesta. È cambiata la scala: quella che era un'impresa individuale oggi è una squadra quasi interamente al femminile, che disegna viaggi fatti a mano.

D: Costruire un'impresa significa spesso trasformare un'intuizione in qualcosa di concreto, affrontando anche dubbi e imprevisti. Qual è stata la sfida più difficile del suo percorso? E c'è una scelta, magari controcorrente, che oggi considera decisiva per aver portato Onivà fin qui?

R: La sfida più difficile è stata restare in piedi quando il viaggio si è fermato. Onivà aveva tre anni quando è arrivato il Covid, e per mesi il nostro lavoro è stato riprogrammare e rassicurare. Poi la guerra in Ucraina, e quest'anno la crisi in Medio Oriente, che ha colpito proprio i viaggi lontani. Tre prove, e ogni volta abbiamo resistito senza lasciare a casa nessuno. Da ognuna siamo usciti con qualcosa in più: processi più solidi, una squadra più unita, la conferma che chi viaggia lontano cerca qualcuno di cui fidarsi. La scelta decisiva, e forse controcorrente, è stata specializzarci invece di inseguire tutto. Abbiamo scelto una destinazione e l'abbiamo seguita con competenza e continuità: siamo diventati Certified Tahiti Specialist, riconosciuti da Tahiti Tourisme, e oggi la Polinesia Francese è la nostra prima meta, quasi un viaggio su quattro. Nel pieno di un anno difficile abbiamo applicato lo stesso metodo al Perù, lavorando a stretto contatto con PROMPERÚ, l'ente del turismo peruviano: nel primo semestre 2026 è cresciuto del 20%, mentre il mercato frenava. Quando tutto è incerto, chi parte cerca qualcuno che conosca davvero il posto dove sta andando.

D: Il vostro nome è accompagnato da una promessa molto evocativa: "Viaggi Fatti a Mano". Che cosa significa, nella pratica, cucire un viaggio su una persona? Come si fa a cogliere desideri, sensibilità e aspettative di un viaggiatore per costruire un'esperienza che non sia semplicemente un itinerario, ma qualcosa che gli assomigli davvero?

R: Vuol dire partire dalla persona, e solo dopo dalla meta. Tutto comincia con l'ascolto: chi ci scrive compila un questionario che è più un ritratto che un modulo. Come ti piace viaggiare, cosa ti emoziona, quanto vuoi muoverti, cosa non vuoi assolutamente. Poi ne parliamo, e spesso le cose più preziose arrivano di passaggio: una passione, un viaggio che non è andato come si sperava, un desiderio che non si è ancora messo in parole. Da lì una delle nostre travel designer disegna l'itinerario a mano, scegliendo ogni struttura ed esperienza una per una. Siamo liberi da ogni vincolo con i fornitori, quindi scegliamo solo quello che è giusto per quel viaggiatore. Il viaggio prende poi forma in cose concrete: la Guida Onivà, scritta e stampata per quel viaggio, il programma digitale consultabile anche offline e, mentre si è in viaggio, una persona che risponde. Un viaggio che assomiglia a chi lo fa si riconosce dai dettagli: la cena nel posto giusto la sera dell'anniversario, il giorno libero proprio dove serve, l'esperienza che da soli non si sarebbe trovata. Il viaggio, per noi, non è spostarsi o mettere bandierine su una mappa: è un pezzetto di vita vera da trattenere.

D: In un mercato in cui le proposte turistiche sono sempre più numerose e facilmente accessibili online, avete scelto di puntare sull'esclusività del brand e sulla personalizzazione. Come si disegna un'identità riconoscibile senza inseguire le mode? E che cosa cerca oggi, secondo lei, chi sceglie di affidarsi a un operatore come Onivà anziché organizzare tutto in autonomia?

R: Credo che un’identità si costruisca restando fedeli a ciò che si sa fare bene, non inseguendo quello che va di moda. La nostra nasce da uno stile preciso: solo viaggi su misura, mai preconfezionati, costruiti sull’ascolto e curati in ogni dettaglio. Per noi esclusivo non vuol dire inaccessibile: vuol dire che quel viaggio è pensato per quella persona, e per nessun altro. L’identità visiva doveva essere la traduzione immediata di questo stile. Vengo dall’immagine, e fin dall’inizio ho voluto che Onivà si riconoscesse a colpo d’occhio: il logo, con un ago e un filo che disegnano il percorso di un viaggio come una sarta disegna un abito su misura, i colori, il modo di fotografare e di raccontare i viaggi. È una scelta che è stata premiata da subito: intorno a Onivà è cresciuta una community di viaggiatori molto attivi e affini al nostro modo di viaggiare. Poi ci sono le cose che ci rendono riconoscibili quando il viaggio prende forma. La Guida Onivà, scritta e stampata per ogni viaggio. Il Passaporto Onivà, che accompagna i viaggiatori di viaggio in viaggio, con titoli che crescono a ogni partenza. E prodotti nati da noi, come l’Onivà Mystery Tour®, il viaggio a sorpresa con la meta svelata poche ore prima del decollo. Chi si affida a noi non cerca solo informazioni, quelle le trova ovunque. Cerca tempo, competenza e qualcuno che abbia già fatto le scelte giuste. E cerca una garanzia, che quest’anno si è vista più che mai: quando un volo salta o una meta diventa sconsigliata, il viaggiatore non trova un call center, trova chi lo conosce dall’inizio.

D: Tra le vostre proposte ci sono anche i Mystery Tour, esperienze che giocano sull'effetto sorpresa e sulla scoperta. In un'epoca in cui possiamo conoscere in anticipo ogni dettaglio di una destinazione, quanto è importante recuperare il piacere di non sapere tutto? Come si progetta una sorpresa capace di emozionare, mantenendo al tempo stesso la cura e l'attenzione che un viaggio richiede?

R: Moltissimo. Oggi di una destinazione si può vedere tutto prima di partire, ogni spiaggia e ogni camera d'albergo. L’Onivà Mystery Tour restituisce una cosa che rischiamo di perdere: l'attesa. Chi lo sceglie sceglie prima di tutto il gioco, e scopre che il regalo più grande è riuscire ancora a lasciarsi sorprendere. Per una beatlesiana come me il richiamo al Magical Mystery Tour era ovvio; oggi l'Onivà Mystery Tour® è un marchio registrato ed è diventato il nostro biglietto da visita. Ma la sorpresa funziona solo se dietro c'è un metodo. Si parte come per ogni nostro viaggio, da un questionario molto dettagliato: come si ama viaggiare, quanto si vuole stare via, cosa non si vuole assolutamente. E poi c’è il Complice, un amico o un familiare che custodisce il segreto con noi e approva l'itinerario. Nei giorni prima arrivano i primi indizi su clima e valigia; poi c'è la busta, con meta, documenti, Guida e mappa di carta, che si apre il giorno della partenza, in aeroporto poche ore prima del decollo. Con l’Onivà Mystery Plus restano segrete anche le attività: una busta sigillata con la ceralacca per ciascuna, da aprire in giorni e orari precisi.
La sorpresa è per chi parte; per noi ogni dettaglio è progettato al millimetro. È proprio questo che permette di lasciarsi andare.

D: Onivà è anche una storia di imprenditoria femminile, fatta di visione personale, responsabilità e capacità di trasformare le idee in un'attività concreta. Quali ostacoli ha incontrato nel suo percorso e quali competenze ha dovuto sviluppare strada facendo? C'è qualcosa che avrebbe voluto sapere prima di diventare imprenditrice e che oggi direbbe a una donna che sogna di avviare un progetto tutto suo?

R: Il primo ostacolo è stato passare da un lavoro creativo a un'impresa. Sapevo raccontare una storia per immagini; ho dovuto imparare a leggere i numeri, a scegliere e trattare con i partner, a guidare una squadra. L'ho imparato facendolo, e qualche volta sbagliando. Le competenze che ho dovuto sviluppare sono soprattutto due. La prima è delegare: un'impresa cresce solo quando smetti di fare tutto da sola e ti fidi delle persone che hai scelto. La seconda è tenere la rotta nei momenti difficili, e con tre crisi in nove anni le occasioni non sono mancate. Mi ha aiutato avere accanto Alessandro, che guida la comunicazione, e Paolo Bertani, nostro socio: giovane, ma con un’esperienza da imprenditore che per noi è stata preziosa. E poi una squadra di ragazze che lavora ogni giorno con ascolto, precisione e cura.
Cosa avrei voluto sapere prima? Che non serve avere tutte le risposte per cominciare. A una donna che sogna un progetto suo direi di partire da ciò che la rende diversa, anche se le sembra piccolo; di circondarsi di persone brave, anche più brave di lei; e di non aspettare il momento perfetto, perché quello non arriva mai. On y va, appunto.

D: Guardando al futuro, come immagina l'evoluzione del viaggio e di Onivà? In un mondo in cui l'intelligenza artificiale e gli strumenti digitali rendono sempre più semplice pianificare una vacanza, quale valore continueranno ad avere l'ascolto, la sensibilità e il rapporto umano? E qual è il sogno che vorrebbe ancora realizzare, personalmente e professionalmente, attraverso Onivà?

R: Credo che il viaggio andrà in due direzioni. Per chi cerca un biglietto e un letto, la tecnologia renderà tutto più semplice, ed è giusto così. Per i viaggi che contano, quelli lontani, lunghi, importanti, il valore si sposterà dall'informazione alla relazione. L'intelligenza artificiale la usiamo anche noi, ma in ufficio: ci aiuta a ottimizzare il lavoro e lascia più tempo per quello che conta davvero e fa la differenza. I viaggi li disegnano le nostre travel designer, che le destinazioni le conoscono di persona e lavorano con partner fidati sul posto. Un algoritmo dà la stessa risposta a tutti: non coglie quello che non dici, il desiderio che non hai ancora messo in parole. E se succede un imprevisto, non c'è nessuno a cui rivolgersi. Lo abbiamo visto proprio in queste settimane, con lo sciopero dei voli interni in Polinesia Francese: mi sono attivata subito, in prima persona, per proteggere i nostri viaggiatori e i loro viaggi. Nessuno di loro si è trovato da solo. E chi è da solo, in una situazione così, rischia di perdere giorni di vacanza, coincidenze e notti già pagate, con danni che vanno ben oltre il viaggio rovinato. Per Onivà vedo una crescita sana, come quella di questi anni: restare una boutique, con una squadra che conosce ogni viaggio che parte, e portare il metodo che ha funzionato con la Polinesia Francese e il Perù su altre destinazioni. Nel 2027 Onivà compie dieci anni, ed è un traguardo che sentiamo molto e che già stiamo pensando a celebrare adeguatamente, in stile Onivà. Il sogno? Che il Bosco Onivà diventi una piccola foresta sparsa per il mondo, un albero per ogni viaggio. E che chi ha viaggiato con noi, anni dopo, continui a dire che quel viaggio gli assomigliava.

Gaia Guarino

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