AI nel travel, non solo ricerca: come i viaggiatori europei usano davvero l’intelligenza artificiale secondo il Consumer Travel Report 2026
La nuova ricerca Phocuswright mostra che l’AI accompagna i viaggiatori di Regno Unito, Francia e Germania in ogni fase del viaggio: dalla pianificazione alle decisioni prese in destinazione, con comportamenti diversi da Paese a Paese.
L’intelligenza artificiale non è più soltanto uno strumento di ricerca o ispirazione: è diventata una presenza costante lungo tutto il percorso del viaggiatore europeo. È quanto emerge dal Europe Consumer Travel Report 2026 di Phocuswright, che analizza il comportamento dei viaggiatori nel Regno Unito, Francia e Germania, evidenziando come l’AI sia ormai integrata in quasi ogni fase del viaggio, dalla prima idea fino alle decisioni prese una volta arrivati a destinazione.
I canali: un ecosistema frammentato
Le piattaforme AI standalone restano il punto di ingresso principale in tutti e tre i mercati:
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Germania 51%
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Francia 48%
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Regno Unito 44%
I viaggiatori britannici si distinguono per una maggiore diversificazione dei canali:
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33% utilizza funzioni AI integrate in OTA e metasearch
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29% si affida ai social, una quota quasi doppia rispetto a Francia e Germania
Sul fronte dei motori di ricerca, invece, è la Germania a guidare con il 34%, davanti al Regno Unito (29%) e alla Francia (25%).
Il quadro complessivo mostra che non esiste un canale dominante: strategie basate su un solo touchpoint rischiano di perdere una parte significativa del pubblico.
Pianificazione: l’AI va oltre la semplice ricerca
Le attività di pianificazione mostrano differenze culturali:
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Hotel research è in testa nel Regno Unito e in Germania (39%)
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I francesi privilegiano ricerca attività (33%) e confronto destinazioni (29%)
La ricerca voli mantiene una quota stabile nei tre mercati, mentre la traduzione è l’unico ambito in cui la Germania supera nettamente gli altri Paesi.
La varietà delle attività è il dato più rilevante: l’AI è ormai uno strumento utilizzato lungo tutto il processo di pianificazione, non solo nella fase iniziale.
In-destination: l’AI come compagno di scoperta
Una volta arrivati a destinazione, l’AI viene usata soprattutto per:
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raccomandazioni in tempo reale, primo caso d’uso in tutti i mercati, con il Regno Unito al 53%
Molto meno frequenti sono le attività legate alla gestione del viaggio:
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gestione prenotazioni
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gestione disservizi
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organizzazione logistica
Il viaggiatore europeo vede l’AI più come un compagno di scoperta che come uno strumento operativo.
Decisioni reali, con differenze marcate tra Paesi
Quasi 9 viaggiatori su 10 che utilizzano l’AI dichiarano che questa ha influenzato una decisione concreta del viaggio:
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88% Germania
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92% Francia
Ma le decisioni influenzate cambiano sensibilmente:
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nel Regno Unito, l’AI incide soprattutto sulla scelta della destinazione e del brand
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in Francia, pesa maggiormente sulla scelta della piattaforma di prenotazione
Non esiste dunque un comportamento “europeo”: emergono differenze culturali che richiedono strategie di marketing specifiche per Paese.
Implicazioni per i marketer
La ricerca evidenzia tre punti chiave:
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L’AI influenza ogni fase del viaggio, dalla pianificazione alla scelta finale.
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I canali sono frammentati e diversi per Paese: strategie mono-canale risultano inefficaci.
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Le decisioni influenzate dall’AI variano per mercato: campagne uniformi rischiano di ignorare differenze comportamentali significative.
Phocuswright approfondirà questi temi al Travel Marketing AI Summit di Londra, l’8 settembre, dove marketer e tecnologi discuteranno il futuro dell’AI nel travel.
Il Europe Consumer Travel Report 2026 analizza inoltre altri fattori che stanno trasformando il comportamento dei viaggiatori: sensibilità al prezzo, identità digitale, percezione geopolitica e aspettative sui cambiamenti futuri.