Cuba, l’isola di carta. Il turismo al bivio
Cuba affronta una crisi profonda tra blackout, carenze e turismo in calo: un equilibrio fragile che mette a rischio la sopravvivenza del Paese.
L’isola dimenticata, l’isola al buio. Cuba è al tracollo, eppure – salvo qualche notizia lanciata qua e là dai media – sembra si stia inabissando nell’indifferenza collettiva. La crisi che sta colpendo il Paese va oltre il concetto di recessione, per somigliare piuttosto a una sofferta dissolvenza.
Le difficoltà economiche, l’ostrakon politico e il Risiko internazionale che l’ha spesso vista protagonista (anche di recente) sono cose note, adesso però la situazione tende verso il baratro. I blackout non sono più occasionali, manca il carburante, la popolazione è allo stremo. Mancano i farmaci, la sopravvivenza base inizia a diventare un miraggio e con essa sembra scemare quel concetto di umanità che dovrebbe essere a fondamento di ogni società.
Inutile ignorare il problema, e anche l’industria turistica lo sa: quel ‘paradiso’ dei viaggiatori occidentali sta scomparendo. E il dramma è che proprio il turismo ha rappresentato l’ultimo baluardo per la salvezza di Cuba, forse l’unica fonte di vera ‘ricchezza’. I più recenti avvisi diffusi da Viaggiare Sicuri, per esempio, mettono in primo piano il rischio di contrarre malattie come Epatite A, Dengue, Chikungunya e Oropouch. E poi, ancora – si legge – per far fronte alla crisi energetica, il funzionamento di alcuni ospedali pubblici è fortemente limitato, le autorità locali hanno informato che le riserve di combustibile per gli aerei sono esaurite e che la scarsità di carburante pregiudica la possibilità di spostarsi all’interno dell’isola, sia con mezzi privati, sia con quelli pubblici.
Inutile specificare come, a fronte di tutto questo, la fiducia abbia subito un vero e proprio crack, la paura si stia diffondendo dirottando le scelte di viaggio altrove. Lo scenario è drammatico, e questo stato di mutismo intorno a Cuba lo è forse ancora di più.
Il turismo a Cuba: una voce istituzionale
E il turismo? Soprattutto negli ultimi anni è stato il cibo per molte famiglie locali. Piccole attività che esistono soltanto se esistono anche i turisti. Il loro destino adesso è incerto e la domanda legittima da porsi è: l’economia cubana saprà reagire a questo tsunami?
Il Paese ha mostrato resistenza nel lungo braccio di ferro con gli Stati Uniti, una faida mai risolta fatta di sanzioni, embargo e ostacoli di natura finanziaria. Fatta pure di politica, in questo momento – forse – più che in passato. Cuba è dunque solo una pedina sullo scacchiere internazionale? L’equilibrio sembra venire meno, la percezione è quella di una lenta implosione. Siamo spettatori di un triste show il cui finale non può che andare in due direzioni: un cambiamento (sì, ma quale?) o l’inferno. Ci sarà un intervento esterno? E di che tipo? Cuba diventerà l’ennesima torta appannaggio delle potenze internazionali?
Per provare a fare chiarezza, abbiamo fatto appello a una voce istituzionale. “Sul turismo a Cuba, desideriamo sottolineare che le strutture alberghiere ed extra-alberghiere operative garantiscono pienamente i servizi di alloggio, ristorazione, trasporto ed escursioni, senza alcuna ripercussione per i visitatori”, spiega Yanet Mora, consigliere dell’ufficio affari turistici presso l’Ambasciata della Repubblica di Cuba. “Come avviene in qualsiasi destinazione turistica internazionale, nei periodi di minore occupazione si applicano strategie di razionalizzazione dell’offerta: gli ospiti vengono concentrati nelle strutture con i più alti standard operativi garantendo così sempre qualità e continuità dei servizi mentre altri alberghi vengono temporaneamente sospesi. Si tratta di pratiche gestionali abituali, orientate all’efficienza e all’ottimizzazione delle risorse”. Nelle parole di Mora, uno scenario chiaro: la nazione affronta un contesto complesso, segnato dalla nuova escalation del governo degli Stati Uniti d'America contro Cuba, volta a imporre un ulteriore irrigidimento delle restrizioni sulle forniture di carburante al Paese. “Le decisioni adottate mirano a garantire il funzionamento ottimale delle migliori strutture, assicurare l’approvvigionamento necessario e mantenere gli elevati livelli di eccellenza del servizio che contraddistinguono la destinazione Cuba”, sottolinea. “Le compagnie aeree europee continuano a operare regolarmente verso il Paese e le nostre strutture turistiche operative restano aperte e pienamente funzionanti, pronte ad accogliere i visitatori con sicurezza e professionalità”. Non si può ignorare, tuttavia, che le difficoltà economiche che il Paese affronta sono profondamente condizionate da oltre sei decenni di blocco, inasprito negli ultimi anni a livelli senza precedenti, con un impatto diretto su settori strategici come il turismo. Ciononostante, Cuba continua a lavorare con responsabilità e impegno per offrire a chi la visita un’esperienza autentica, sicura e memorabile. “Cuba continua a essere una meta unica per la ricchezza del suo patrimonio culturale, la sua musica, la sua gastronomia, i suoi festival e le sue tradizioni”, conclude Mora. “Ma soprattutto per la sua gente: il popolo cubano, riconosciuto per la sua ospitalità e il suo calore umano”.
Una testimonianza diretta: il racconto di Andrea Vecchi (Criand Tour Operator)
Scrivere questo articolo mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con chi da Cuba è appena rientrato. La voce è quella di Andrea Vecchi, titolare di Criand Tour Operator, da 28 anni specialista della destinazione. "Sento il dovere di condividere una testimonianza reale, aggiornata e soprattutto equilibrata, perché troppo spesso ciò che si legge non corrisponde a ciò che si vive davvero sull’isola", dice Vecchi. "Cuba è un Paese complesso, questo è noto. Ma è anche un Paese che sorprende, che si reinventa e che, nonostante le difficoltà, continua a offrire al viaggiatore un’esperienza autentica, sicura e profondamente umana. E questa parte della realtà, purtroppo, non viene quasi mai raccontata. In questi giorni abbiamo persone sul posto e un gruppo che sta rientrando dopo aver percorso tutta l’isola, da ovest a est. Le loro testimonianze coincidono: Cuba è pronta ad accogliere, e chi viaggia con tour operator specializzati vive un’esperienza serena, organizzata e ricca di momenti indimenticabili".
La Cuba che nessuno racconta, le parole di Andrea Vecchi
Accanto alle difficoltà note, esiste una Cuba che si è rimboccata le maniche e ha saputo organizzarsi in modo sorprendente: nelle zone turistiche i servizi funzionano con regolarità e qualità; molte strutture e case particular si sono dotate di pannelli solari, garantendo continuità nei servizi; è cresciuta una rete di ristoranti privati (paladares) di ottimo livello, con cucina creativa e prodotti locali; si sono sviluppate esperienze autentiche: laboratori culturali, escursioni naturalistiche, incontri con comunità locali, attività gastronomiche e musicali. Questa parte dell’isola esiste, è viva, ed è quella che il turista incontra davvero. La propaganda negativa, invece, tende a oscurare tutto ciò che di positivo sta accadendo.
La differenza tra la Cuba dei 'tristi' e la Cuba del popolo
Chi guarda Cuba solo attraverso i problemi vede un Paese fermo. Chi la vive dall’interno vede un popolo che non si arrende, che crea soluzioni, che accoglie con un sorriso sincero e che trasforma ogni viaggio in un’esperienza umana unica. Il turista che arriva con la giusta organizzazione non incontra la Cuba dei 'tristi', ma quella del popolo vero, della musica, della resilienza, della creatività e dell’ospitalità.
Perché oggi si può viaggiare a Cuba con serenità
La chiave è semplice: affidarsi a tour operator specializzati, che conoscono l’isola, i partner locali, le strutture affidabili e le soluzioni migliori per ogni itinerario. Chi viaggia così si muove con sicurezza; trova servizi garantiti; vive esperienze autentiche e curate; scopre una Cuba che emoziona e sorprende. I viaggiatori che abbiamo sull’isola in questo momento lo confermano: stanno vivendo un’esperienza splendida, ricca di incontri, colori, cultura e mare.
Cuba è pronta
Cuba non è un Paese perfetto, ma è un Paese vero. E oggi è più pronta che mai ad accogliere chi desidera scoprirla con occhi aperti e con la guida di professionisti che sanno come rendere il viaggio unico, piacevole e indimenticabile.
Domande e silenzi
Mentre si cercano risposte, proprio il popolo cubano continua a vivere ‘sottovoce’. Con la sua capacità di adattarsi e navigare nelle tempeste è divenuto simbolo di resilienza, ma adesso il rischio di una ‘carta imprevisto’ che dia l’ennesimo colpo alla quotidianità fa vacillare anche questa certezza. Sarà l’ennesima sfida da mettere in agenda? Al momento tutto tace. Si glissa, non se ne parla o magari se ne parla sì, ma troppo poco. Occorre uno spiraglio di ottimismo: e se la chiave di volta fosse proprio il turismo? Non un turismo cieco, ma consapevole, responsabile, capace di sostenere davvero le economie locali senza voltarsi dall’altra parte. Perché ‘abbandonare’ Cuba non la salverà. Perché ridurla a chiacchiera da salotto non la salverà. Sì, perché il turismo può ancora essere il salvagente per non annegare, per non fare disciogliere quest’isola di carta. Ma senza coscienza, sarà soltanto l’ennesima occasione persa.
Gaia Guarino