Da titolare di agenzia a Personal Voyager Euphemia: la scelta di Daniela Faraon
Dopo oltre cinquant'anni nel turismo, la professionista veneziana racconta perché ha scelto di fare il consulente di viaggi. Un'esperienza che offre una riflessione sul presente e sul futuro della professione.
Cinquantacinque anni nel turismo, una lunga esperienza alla guida di una storica agenzia di viaggi a Mestre e una clientela fidelizzata costruita nel tempo. Daniela Faraon è una professionista che ha vissuto tutte le trasformazioni del settore, dall'epoca dei biglietti scritti a mano fino all'intelligenza artificiale. Da oltre dieci anni è Personal Voyager Euphemia e opera nella filiale di Mestre, a pochi passi da Piazza Ferretto, dove continua ad assistere una clientela che ricerca affidabilità, competenza e viaggi costruiti su misura. In questa intervista racconta come è cambiato il mestiere dell'agente di viaggio e perché ha scelto un modello che le consente di dedicarsi esclusivamente alla consulenza, affidando alla struttura centrale di Euphemia tutte le attività gestionali e operative.
Com'è cambiato il ruolo dell'agente di viaggio?
Con l'intelligenza artificiale certi discorsi sul passato recente sono ormai superati. Oggi le persone si informano prima di tutto su internet e arrivano in agenzia già preparate. Il cliente è molto più esigente: spesso viaggia frequentemente, cerca un livello di servizio elevato, paga e pretende la perfezione. Per seguirlo servono cultura, esperienza e la capacità di interpretarne davvero le sue aspettative.
Perché ha scelto questo lavoro? Com'è iniziata la sua storia come agente di viaggio?
Mio padre mi portava all'aeroporto di Venezia a vedere gli aerei decollare e atterrare. Io restavo lì per ore a osservare gli equipaggi che scendevano dagli aerei. Credo che la voglia di viaggiare sia nata proprio così e, alla fine, mi abbia portato a far viaggiare gli altri.
Ho frequentato l'Istituto Tecnico per il Turismo di Venezia e mi sono diplomata nel 1969. Il primo aprile del 1970 ho iniziato a lavorare all'American Express di Venezia. Mi ero iscritta anche all'università, a Lingue, ma dopo un anno di lavoro ho capito che questo mestiere mi piaceva troppo e ho scelto di dedicarmi completamente al turismo. In seguito, ho aperto un'agenzia a Mestre con una socia. Noi seguivamo i clienti, mentre il personale si occupava della contabilità e dell'amministrazione.
Dieci anni fa cambia tutto. Perché decide di entrare in Euphemia?
Nella mia agenzia, la Jonathan Gulliver di Mestre, mi ero specializzata nel settore incentive. Dopo il fallimento di Lehman Brothers quel mercato è entrato in crisi e i costi della struttura non erano più sostenibili. Alla fine del 2015, insieme alla mia socia, abbiamo deciso di chiudere: eravamo stanche di continuare a perdere soldi.
Poi, quasi per caso, ho conosciuto Ezio Barroero. Mi è piaciuto subito. Gli dissi che avrei accettato la sua proposta a scatola chiusa. Il nuovo ufficio era a pochi passi dal mio, non dovevo investire nulla e potevo continuare a fare il lavoro che amo, senza il peso della gestione di un'azienda, che porta via un sacco di tempo e richiede una struttura costosa e complessa. I clienti mi hanno seguita e, grazie anche al passaparola, negli anni la clientela è aumentata.
Quando ha iniziato questa nuova esperienza, quali sono state le prime sensazioni?
Mi sono sentita leggera. Finalmente potevo dedicarmi solo all'organizzazione dei viaggi, sapendo di avere le spalle coperte con il supporto della sede centrale. La soddisfazione più grande è stata poter scegliere di continuare a lavorare anche in Euphemia con i corrispondenti esteri che conoscevo da una vita, senza dover più pensare alla burocrazia, alla contabilità e alla gestione dei rapporti con compagnie aeree, assicurazioni e tour operator. Tutte attività indispensabili, ma che assorbono tantissimo tempo.
Quando si è resa conto di aver fatto la scelta giusta?
Praticamente subito. E con il passare dei mesi ne ero sempre più convinta. Quest'anno sono undici anni che lavoro in Euphemia e mi sembra di aver iniziato ieri. Se devo essere sincera, oggi penso che avrei dovuto fare questa scelta molto prima. Eppure ci sono ancora molti agenti convinti che avere un'agenzia di proprietà significhi essere più liberi.Io ho gestito una società per trentacinque anni e, francamente, oggi faccio fatica a capire il perché di questa convinzione. Avere un'agenzia di proprietà significa assumersi molte più responsabilità, costi, e dedicare tantissimo tempo alla gestione e poco a se stessi. Non si è certo liberi!
Oggi esistono piattaforme che semplificano molto il lavoro. Quanto conta ancora l'esperienza?
Tantissimo. Le piattaforme sono utili, per carità, ma solo in apparenza costruiscono un viaggio su misura. Per farlo bene bisogna conoscere davvero le destinazioni, sapere con chi lavorare all'estero, conoscere il tour operator giusto e capire cosa desidera il cliente. Oggi chi entra in agenzia arriva già informato: se si rivolge a un consulente è perché cerca qualcosa di speciale e vuole qualcuno capace di realizzarlo.
Cosa la entusiasma ancora del suo lavoro?
Il rapporto con i clienti. Mi dà ancora soddisfazione vederli tornare felici da un viaggio che ho costruito per loro. E poi ci sono i rapporti con le persone che conosco all'estero da tanti anni: collaborazioni nate nel tempo e diventate vere amicizie professionali.
Se tornasse indietro rifarebbe le stesse scelte?
Assolutamente sì. Sceglierei ancora questo lavoro e sceglierei ancora Euphemia. Quando mi chiedono come faccia a lavorare ancora a 76 anni rispondo semplicemente che questo lavoro mi piace. Mi tiene in contatto con le persone, mi obbliga a restare aggiornata e mi diverte ancora.
Con Euphemia, inoltre, posso organizzare il mio tempo come preferisco. Ho un ufficio su strada, ma ricevo su appuntamento: questo mi permette di conciliare il lavoro con i miei impegni personali senza rinunciare alla qualità del servizio. Alla fine, credo che il segreto sia uno solo: fare con passione il lavoro che si ama.