Esame nazionale per guide turistiche, Federagit Confesercenti scrive al Ministro: “Serve confronto con le associazioni, così si rischia di indebolire la riforma”
La Presidente Micol Caramello: “Necessari calendario ragionevole, trasparenza sugli atti e tutela reale della professione”
Federagit Confesercenti ha inviato una lettera al Ministro del Turismo Gianmarco Mazzi chiedendo un intervento immediato sulla sessione 2026 dell’esame nazionale di abilitazione alla professione di guida turistica. L’Associazione sollecita la sospensione delle procedure, lo spostamento della prova scritta prevista per il 5 giugno, la pubblicazione del verbale della Commissione con programma e criteri di valutazione e, soprattutto, l’istituzione di un tavolo permanente di confronto con le rappresentanze di categoria.
“Federagit – afferma la Presidente Micol Caramello – conferma il proprio sostegno alla riforma nazionale della professione. Tuttavia, riteniamo doveroso segnalare le criticità che caratterizzano la sessione d’esame 2026. Le associazioni non hanno potuto contribuire al miglioramento dell’impianto selettivo, nonostante le problematiche emerse nella prima edizione dell’esame nazionale, e si sono trovate di fronte a scelte già definite”.
Secondo Federagit, la tempistica adottata rischia di compromettere la qualità della selezione e di generare incertezza tra i professionisti: il programma, i criteri e le griglie di valutazione sono stati pubblicati il 20 maggio, lasciando meno di tre settimane per prepararsi alla prova scritta del 5 giugno, in un periodo particolarmente intenso per chi opera nel turismo.
Restano inoltre questioni strutturali irrisolte che, secondo l’Associazione, ostacolano una piena attuazione della riforma:
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il tesserino professionale non è ancora stato introdotto;
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il tavolo con il Ministero della Cultura, necessario per affrontare il tema dell’accesso delle guide ai siti museali statali, non è stato attivato;
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mancano indicazioni operative alle Regioni per rafforzare i controlli sul territorio e verificare il rispetto delle norme sull’esercizio della professione.
“Non sono in discussione la riforma né la necessità di sessioni periodiche e nazionali di abilitazione – si legge nella lettera inviata al Ministro –. Proprio per questo, una procedura costruita in termini così compressi, e senza un reale confronto con le rappresentanze di categoria, rischia di produrre effetti contrari: indebolire la credibilità della riforma, esporla a contestazioni e generare un clima di incertezza tra i professionisti”.