La Basilicata come Itaca: Moyseion porta Odisseo nei Sassi di Matera
Moyseion Matera trasforma il Canto XI dell’Odissea in un percorso performativo tra mito, archeologia e teatro nel cuore dei Sassi.
A una settimana dall’uscita nelle sale del nuovo film di Christopher Nolan, l’Odissea è tornata al centro dell’immaginario contemporaneo. Ma mentre milioni di spettatori la stanno riscoprendo sul grande schermo, nei Sassi di Matera c’è chi ha scelto una strada diversa: trasformare uno dei suoi episodi più intensi in un’esperienza da attraversare. Dal 1° agosto, Moyseion Matera inaugura “Nékyia - Odisseo nel regno delle ombre”, un nuovo rituale performativo ispirato al celebre Canto XI dell’Odissea, nel quale l’eroe discende nel regno dei morti per interrogare Tiresia e ritrovare l’ombra della madre Anticlea.
Il percorso si svolge nel Santuario delle Acque, lo spazio simbolico che costituisce il cuore del museo abitato. Gli ospiti seguono Odisseo in una lenta discesa attraverso gli ambienti ipogei, partecipano ai gesti del rituale, attraversano il buio accompagnati dal suono del tamburo e da una partitura musicale originale, fino a raggiungere il luogo dell’incontro con le ombre. Non assistono alla vicenda. La percorrono. Per conoscere la strada verso Itaca, Odisseo deve prima affrontare il mondo dei morti. È qui che Tiresia gli rivela il destino che lo attende. È qui che incontra Anticlea, la madre morta durante la sua lunga assenza. Ed è qui che il viaggio dell’eroe smette di essere soltanto un’avventura e diventa un confronto con ciò che il tempo ha reso irrecuperabile. Nel momento più intenso del rituale, Odisseo tenta di stringere la madre tra le braccia, ma riesce ad afferrare soltanto un’ombra. Da quel gesto nasce l’intera drammaturgia di Nékyia. Il nuovo rituale non vuole ricostruire un’antica cerimonia né mettere in scena il poema di Omero. Il mito diventa materia viva, tradotta attraverso corpo, voce, musica, luce e movimento. La particolare conformazione del Santuario delle Acque rende fisico il passaggio tra il mondo dei vivi e quello dei morti, mentre il ritorno finale verso la superficie accompagna simbolicamente il viaggio di Odisseo verso una nuova consapevolezza. L’ospite compie così lo stesso movimento dell’eroe: scende per confrontarsi con ciò che è stato perduto e torna infine alla luce.
Il progetto nasce da quattro mesi di formazione teatrale, ricerca drammaturgica e lavoro sul corpo condotti dal regista Vincenzo Paolicelli insieme al team culturale di Moyseion, composto da performer, musicisti, archeologi e studiosi che ogni giorno animano il museo abitato. “Non volevamo semplicemente raccontare il viaggio di Odisseo nel mondo dei morti, ma costruire una soglia che l’ospite potesse attraversare”, afferma Antonio Panetta, fondatore e curatore di Moyseion. “Odisseo cerca Tiresia per conoscere la strada di casa, ma prima di poter proseguire deve incontrare la madre e ciò che il suo viaggio gli ha sottratto. È in questa tensione tra perdita e ritorno che il mito torna a parlare a ciascuno di noi”.
Con questo nuovo rituale, Moyseion prosegue il proprio percorso di ricerca sull’archeologia poetica, trasformando il patrimonio culturale in un’esperienza partecipata e facendo del mito uno strumento per interrogare il presente.