Immagine di sfondo della pagina Silver Economy, Gen Z e AI: il nuovo equilibrio del turismo
03 febbraio 2026

Per anni il successo del turismo è stato misurato in arrivi, presenze, record stagionali. Oggi quella metrica non basta più. A dirlo non è una visione teorica, ma un dato strutturale che emerge dal nuovo report di Google e Alvarez & Marsal, The Power of Travel 2050, che fotografa una trasformazione profonda della domanda globale. Non stiamo andando verso 'più viaggiatori', ma verso viaggiatori diversi, con aspettative più complesse e un potenziale di spesa più alto.
Secondo lo studio, questo cambiamento apre un’opportunità globale stimata in 4,2 miliardi di dollari di nuova spesa turistica annuale entro il 2050. Una cifra che non nasce dall’espansione indiscriminata dei flussi, ma dalla capacità del settore di intercettare valore.

Il 'nuovo viaggiatore' che sta riscrivendo le regole

Il report individua tre grandi blocchi demografici che stanno ridefinendo il modo di viaggiare e, soprattutto, il motivo per cui si viaggia. Il primo è quello della Silver Economy: viaggiatori over 65 più longevi, in salute e con una disponibilità economica superiore alle generazioni precedenti. Non cercano esperienze ridotte o semplificate, ma viaggi articolati, spesso multigenerazionali, capaci di tenere insieme comfort, contenuto e relazione. Accanto a loro c’è la Generazione Z, destinata a raggiungere il massimo potere di spesa proprio intorno al 2050. È una generazione che non separa più nettamente tempo libero e tempo da destinare al lavoro, e che privilegia soggiorni lunghi, flessibili, ibridi, dove viaggio, smart working e vita quotidiana si intrecciano. Il terzo driver è la crescente classe media globale. Entro il 2050, secondo il report, la base potenziale dei viaggiatori potrebbe arrivare a includere fino al 70% della popolazione mondiale. Un’espansione senza precedenti, che però rende la domanda più frammentata, meno standardizzabile e molto più esigente.

Dal numero al valore: il nuovo metro del successo


Da questa trasformazione emerge un messaggio chiaro: il successo del turismo non sarà più una questione di volumi, ma di capacità di generare valore. Più viaggiatori non significano automaticamente più profitti. Anzi, in un contesto di domanda così diversificata, l’aumento dei volumi può amplificare complessità operative e costi.
È qui che entra in gioco l’intelligenza artificiale, non come promessa futuristica ma come infrastruttura necessaria. Il settore travel, secondo l’analisi di Google, mostra una crescita sostenuta, ma la redditività dipenderà sempre più dalla capacità di gestire la complessità in modo efficiente, offrendo esperienze personalizzate ad alto valore su scala.
"Il settore Travel presenta una fotografia di crescita sostenuta, ma maggiori volumi non si traducono automaticamente in profittabilità", commenta Fabio Galetto, Sector Lead Travel di Google Italia. "L’intelligenza artificiale rappresenta un impulso alla redditività a livello globale per il settore, perché capace di ridurre i costi delle complessità permettendo di offrire esperienze su misura di alto valore in modo efficiente e su larga scala. In un percorso del viaggiatore sempre più evoluto l’AI, in particolar modo  l’AI agentica, offrirà  una gestione del viaggio più  fluida e completa fin dalla fase di ispirazione”.
L’AI diventa quindi il motore che consente di passare da una crescita quantitativa a una crescita qualitativa, riducendo i costi nascosti della frammentazione e accompagnando il viaggiatore lungo un percorso sempre più fluido, dall’ispirazione alla prenotazione.

Dall’assistenza alla gestione completa del viaggio


Uno dei passaggi più rilevanti messi in evidenza dal report riguarda l’evoluzione verso l’AI agentica. Non si tratta di avere chatbot più evoluti, ma di arrivare a sistemi capaci di gestire in autonomia interi processi operativi. L’intelligenza artificiale sta passando dall’assistenza al viaggiatore alla gestione end-to-end del viaggio. Negli Stati Uniti, per esempio, è già possibile completare prenotazioni di voli e hotel direttamente in ambienti di AI Mode. Questo cambia radicalmente il funnel di prenotazione e introduce una nuova sfida: non solo per essere scelti dal viaggiatore, ma per essere leggibili e selezionabili dagli agenti AI.
In questo scenario, la qualità e la profondità delle informazioni diventano un fattore strategico. I brand che forniscono dati dettagliati, strutturati e affidabili hanno maggiori probabilità di emergere nei nuovi processi decisionali automatizzati.

Cosa devono fare le imprese, adesso

Il report non si limita all’analisi, ma indica alcune direttrici operative immediate. La prima riguarda le basi: dati, feed e informazioni strutturate. Sono questi elementi a nutrire i modelli di intelligenza artificiale e, se imprecisi o non aggiornati, diventano un freno competitivo.
La seconda riguarda i contenuti. In un ecosistema dominato dall’AI, il contenuto generico perde valore, mentre cresce l’importanza di informazioni chiare, dettagliate e anche molto specifiche. Ciò che in passato sembrava di nicchia diventa oggi un asset fondamentale, perché consente all’intelligenza artificiale di rispondere in modo mirato alle domande dei nuovi viaggiatori. Infine, c’è la comprensione dell’AI agentica come leva di efficienza operativa. Non è un tema tecnologico fine a sé stesso, ma una scelta strategica che incide su costi, scalabilità e capacità di intercettare valore in un mercato sempre più complesso.

The Power of Travel 2050 racconta, dunque, un settore che non può più permettersi di ragionare solo in termini di crescita. Il turismo del futuro sarà selettivo, personalizzato, guidato dai dati e dall’intelligenza artificiale. Chi continuerà a misurare il successo solo contando gli arrivi rischia di perdere il quadro più ampio. Il 2050, in realtà, non è lontano. È già iniziato. E chiede al settore di scegliere se limitarsi a inseguire i numeri o imparare finalmente a costruire valore.

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