Immagine di sfondo della pagina Tahiti Tourisme, Lissant: “Italia mercato strategico: puntiamo su cultura, natura e sostenibilità”
28 settembre 2026

La Polinesia Francese cresce sul mercato italiano e lo fa con una strategia precisa: non inseguire i grandi numeri, ma costruire una crescita costante, destagionalizzata e sostenibile. Dopo un 2025 chiuso con un +11,5% di arrivi dall’Italia, anche il primo semestre 2026 conferma il trend, con 1.728 turisti italiani e un incremento del 9,8% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Numeri ancora contenuti, ma particolarmente significativi per una destinazione che considera l’Italia il secondo mercato europeo dopo la Francia e che vede proprio nella bassa stagione uno dei principali territori di sviluppo. A raccontare a Turismo & Attualità la strategia di Tahiti Tourisme è Vaihere Lissant, CEO dell’ente, che mette sul tavolo una sfida tutt’altro che scontata: ampliare l’immaginario della destinazione senza tradirne l’identità. Perché dietro la cartolina di Bora Bora c’è un arcipelago di 118 isole, una cultura millenaria, una biodiversità straordinaria e un’offerta che va dalle strutture luxury alle pensioni familiari, dalle esperienze nella natura al patrimonio culturale. E proprio su cultura, autenticità e sostenibilità si gioca una parte importante della strategia sul mercato italiano, insieme a un rapporto sempre più stretto con il trade. L’obiettivo? Trasformare la curiosità crescente degli italiani in una domanda più consapevole, accompagnando il viaggiatore alla scoperta di una Polinesia meno stereotipata e, soprattutto, più grande di un viaggio di nozze.

D: Qual è oggi il peso del mercato italiano per Tahiti e la Polinesia Francese e come si sta evolvendo l’interesse dei viaggiatori italiani verso la destinazione? Quali sono le vostre aspettative per i prossimi anni?

R: Il mercato italiano è oggi uno dei più dinamici tra i nostri mercati storici. Dopo aver chiuso il 2025 con una crescita del 11,5% rispetto all’anno precedente, nel primo semestre 2026, secondo i dati ISPF, abbiamo accolto 1.728 turisti italiani, in crescita del +9,8% rispetto allo stesso periodo del 2025: un ritmo superiore a quello della Francia (+0,6%) e ben diverso dal calo registrato dagli Stati Uniti (-10,7%), nostro primo mercato storico. Anche i pernottamenti generati dall'Italia sono in aumento, a 22.567 room nights (+7,9%).
Si tratta di numeri piccoli, l'Italia rappresenta però il secondo mercato europeo dopo la Francia per numero di arrivi, ma la crescita è costante soprattutto considerando che il primo semestre coincide con la “bassa stagione”. Le nostre aspettative per i prossimi anni sono di consolidare questa crescita soprattutto in bassa stagione: non ci aspettiamo un'esplosione dei volumi, che non sarebbe in linea con la strategia di turismo sostenibile del Governo Polinesiano, ma una progressione costante, sostenuta da una comunicazione più mirata e da un lavoro sempre più stretto con gli operatori italiani.

D: La Polinesia Francese è da sempre associata a un’immagine molto forte di paradiso tropicale e viaggio esclusivo. Come sta evolvendo il posizionamento della destinazione? Quali aspetti dell’offerta volete far conoscere maggiormente al pubblico italiano?

R: La Polinesia Francese continua sempre a evocare lagune turchesi e un'idea di paradiso: è un'immagine vera, e non vogliamo rinunciarci. Ma è un'immagine incompleta, e siamo impegnati a raccontare qualcosa di più ricco. Dietro l’immagine da cartolina di Bora Bora c'è un arcipelago di 118 isole, ognuna con una propria identità, e una cultura millenaria fatta di danza, tatuaggio, navigazione tradizionale e artigianato, oltre a una natura che va ben oltre la spiaggia: montagne vulcaniche, atolli remoti, una biodiversità marina unica. È questo il livello di conoscenza che vogliamo costruire con il pubblico italiano. Vogliamo anche superare l'idea che la destinazione sia sinonimo solo di lusso inaccessibile o di viaggio di nozze. Accanto alle strutture di alta gamma - che restano un pilastro della nostra offerta, con il 61% della capacità alberghiera in categoria Luxe - esiste una proposta più accessibile, fatta di pensioni familiari ed esperienze autentiche a contatto diretto con la popolazione locale, che può intercettare bene un pubblico italiano meno abituato ai viaggi esclusivi e più orientato al turismo esperienziale.

D: Quali esperienze pensate possano avere un particolare appeal per il viaggiatore italiano, oltre al classico soggiorno balneare? Natura, cultura, gastronomia, sport, sostenibilità: su quali elementi state puntando maggiormente?

R: Oltre al soggiorno balneare classico, ci sono tre aree su cui stiamo investendo particolarmente nella comunicazione verso l'Italia: cultura, natura e sostenibilità. La prima è la cultura: la cultura tradizionale, il tatuaggio polinesiano, le danze tradizionali, l'artigianato locale raccontano un'identità autentica che il pubblico italiano, sensibile ai temi culturali, apprezza molto. La seconda è la natura: biodiversità, mare, foreste, balene etc. La terza è la sostenibilità, che è sempre più un criterio di scelta anche per il viaggiatore italiano. Sostenibilità ambientale di strtutture iconiche come il The Brandoma anche sostenibilità culturle per preservare identità e tradizioni.

D: Quanto è strategico per Tahiti Tourisme il rapporto con il trade italiano? Quali attività di formazione, collaborazione e supporto state sviluppando con agenzie di viaggio e tour operator per aumentare la conoscenza della destinazione e facilitarne la vendita?

R: Il rapporto con il trade italiano è assolutamente strategico: è la leva principale attraverso cui possiamo trasformare l'interesse crescente che vediamo nei dati in una domanda strutturata e continuativa. Un trend degli ultimi anni sul segmento trade è l’incremento dei gruppi, eterogenei per età, demografia e composizione. Un dato ci guida in questo senso: il tasso di "repeaters", cioè di visitatori che tornano a Tahiti dopo una prima visita, per il mercato italiano è del 7,9% nel primo semestre 2026, uno dei più bassi tra i nostri mercati principali, contro il 31,9% della Francia o il 36,2% della Nuova Zelanda. Significa che il mercato italiano è ancora fatto in larga parte da visitatori alla prima esperienza: un'opportunità enorme, ma che richiede un lavoro costante di formazione verso agenzie di viaggio e tour operator, perché sono loro il primo punto di contatto per chi si avvicina per la prima volta a una destinazione ancora percepita come lontana e complessa da organizzare. Per questo continuiamo a investire in formazione dedicata al trade italiano, webinar, educational e fam trip, presenza alle principali fiere di settore, per rendere gli agenti sempre più autonomi nel costruire e vendere un viaggio verso la Polinesia Francese.

D: Il tema della sostenibilità è sempre più centrale nelle scelte di viaggio. Come si sta muovendo la Polinesia Francese per preservare il proprio patrimonio naturale e culturale, conciliando tutela e crescita turistica? E quanto questo messaggio è rilevante per il mercato italiano?

R: Per la Polinesia Francese la sostenibilità non è un tema di comunicazione, ma un principio che guida da sempre il nostro modo di sviluppare il turismo, radicato nel concetto polinesiano di rāhui: la gestione responsabile e ciclica delle risorse naturali, praticata dalle nostre comunità da generazioni. Lavoriamo per preservare le nostre lagune e la nostra biodiversità marina attraverso aree marine protette e una gestione condivisa con le comunità locali, e per distribuire la crescita anche verso le isole meno frequentate rispetto ai poli più noti come Bora Bora o Tahiti. È anche una questione di equilibrio nei numeri: le prenotazioni già acquisite ci mostrano un'occupazione alberghiera che nei prossimi mesi di alta stagione sfiora l'80%, e sappiamo che questa crescita va gestita con attenzione, per non compromettere né l'esperienza del visitatore né l'equilibrio delle nostre isole.

D: Guardando al futuro, quali sono le principali sfide e opportunità per Tahiti Tourisme sul mercato italiano? Ci sono nuovi progetti, collegamenti, prodotti o iniziative che ritenete particolarmente importanti per rafforzare la presenza della destinazione in Italia?


R: Un segnale incoraggiante arriva anche dalla bassa stagione, che rispetto allo scorso anno sta facendo registrare una crescita a doppia cifra: un'indicazione che il mercato italiano comincia a distribuirsi anche al di fuori dei periodi di punta, obiettivo a cui teniamo molto in un'ottica di destagionalizzazione della domanda.
Ci sono poi novità di prodotto molto concrete che guardiamo con grande attenzione, anche in ottica di accessibilità futura per l'Europa e per l'Italia: il debutto di ARANOA sulla rotta delle Isole Australi, l'apertura del nuovo Hotel Bloody Mary a Bora Bora, e soprattutto il rafforzamento della rete aerea di Air Tahiti Nui, con il nuovo collegamento da Sydney in partenza a dicembre 2026 e il volo da Narita, Tokyo, ora operativo tutto l'anno. Per l'Italia, la sfida principale resta quella della conoscenza e dell'accessibilità: lavorare sulla percezione della distanza, rafforzare la collaborazione con il trade e con i vettori aerei per facilitare i collegamenti, e continuare a raccontare una destinazione che va oltre lo stereotipo del viaggio di nozze. Le opportunità non mancano: un pubblico italiano sempre più attento a viaggi autentici, sostenibili e ricchi di esperienza è esattamente il tipo di visitatore che la Polinesia Francese vuole accogliere, e la crescita di questi ultimi mesi ci dice che siamo sulla strada giusta.

Gaia Guarino

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