Immagine di sfondo della pagina Turchia, la Troia Wine Route sulle tracce di vino e archeologia

Dai vigneti della penisola di Gallipoli a Bozcaada, il progetto mette insieme vitigni autoctoni, siti archeologici, gastronomia e ospitalità, con l’obiettivo di ampliare la conoscenza e la stagione turistica della regione.

Troia è uno dei nomi più riconoscibili dell’immaginario mediterraneo. La nuova Troia Wine Route prova però a spostare lo sguardo oltre il sito archeologico, verso il territorio che lo circonda e una tradizione vitivinicola che affonda le proprie radici nella storia agricola dell’Anatolia.

La rotta, presentata per la prima volta in Italia nel corso di un incontro organizzato a Roma dall’Ambasciata di Türkiye, Ufficio Cultura e Informazioni, si sviluppa nella regione di Çanakkale, nel Nord Egeo turco. Il progetto nasce dalla collaborazione tra cinque produttori vinicoli e una struttura alberghiera e collega la penisola di Gallipoli, l’area di Eceabat, il territorio di Troia e l’isola di Bozcaada, costruendo un itinerario nel quale cantine, archeologia, paesaggio, cucina e ospitalità entrano nella stessa proposta di viaggio.

A introdurre il progetto è stata Elif Çomoğlu Ülgen, Ambasciatrice della Repubblica di Türkiye in Italia, che ha collocato la nuova rotta dentro una lettura più ampia del territorio. «Non è semplicemente il lancio di un nuovo itinerario turistico», ha spiegato, ma un invito a scoprire una regione nella quale storia, mito, cultura, gastronomia e natura si intrecciano da millenni.

Il riferimento a Troia inevitabilmente porta con sé Omero e la memoria della guerra raccontata nell’Iliade, ma il progetto cerca proprio di evitare che il territorio rimanga racchiuso nella sola dimensione mitologica. La Troade storica era una regione molto più ampia della città antica e la viticoltura apparteneva alla sua vita quotidiana molto prima della nascita del moderno turismo del vino. È da questa continuità tra storia agricola e produzione contemporanea che la route costruisce una parte importante della propria identità.

A Roma Vildan Elif Bozkurt, strategist e communications consultant della Troia Wine Route e curatrice della selezione dei vini presentati durante l’evento, ha ricostruito la geografia del progetto partendo proprio dalla Troade. La rotta attraversa infatti un territorio che cambia più volte paesaggio e, caso non comune per un itinerario enoturistico, passa anche da un continente all’altro: parte dal versante europeo della penisola di Gallipoli, segue i Dardanelli e prosegue in Asia attraverso l’area di Troia, fino alla costa e alle isole del Nord Egeo.

È questa dimensione territoriale a dare al progetto una prospettiva turistica più ampia della sola visita in cantina. Degustazioni e incontri con i produttori diventano punti di accesso a un’area nella quale si concentrano siti archeologici, borghi, cucina locale, paesaggio rurale e testimonianze di civiltà differenti. L’obiettivo dichiarato è favorire permanenze più lunghe e distribuire la visita su un territorio più esteso, superando la logica dell’escursione legata esclusivamente al sito di Troia.

Anche la scelta dei vitigni va nella stessa direzione. La route punta in particolare sulla valorizzazione delle varietà autoctone, considerate non soltanto una componente della produzione vinicola ma una parte del patrimonio agricolo della regione. A Bozcaada, l’antica Tenedo, il Bozcaada Çavuşu e il Vasilaki rappresentano due delle uve bianche più caratteristiche; sul versante delle rosse emergono invece il Kuntra, conosciuto anche come Karasakız, e il Karalahna. Produzioni e stili diversi restituiscono le differenti condizioni dei vigneti distribuiti tra isole, penisola e aree interne.

Bozkurt ha insistito anche su un altro aspetto: la rotta nasce per collegare realtà vinicole già radicate nel territorio e costruire intorno a esse una narrazione comune. Cinque cantine con storie e approcci differenti e una struttura alberghiera costituiscono il primo nucleo del progetto, con l’intenzione di integrare progressivamente il vino con le altre componenti dell’offerta locale.

Il tema ha anche una dimensione stagionale. Nel suo intervento l’ambasciatrice ha indicato tra gli obiettivi della Troia Wine Route quello di portare maggiore attenzione sul Nord Egeo oltre i tradizionali mesi estivi. La vendemmia, il paesaggio rurale, l’archeologia e la gastronomia consentono infatti di costruire motivazioni di viaggio anche in primavera e in autunno, offrendo alla regione una possibilità di posizionamento diversa rispetto alla componente balneare.

Per il mercato italiano esiste poi un legame narrativo particolarmente immediato. L’ambasciatrice Elif Çomoğlu Ülgen ha richiamato la figura di Enea, il troiano che lascia la città in fiamme portando con sé il padre Anchise e il figlio Ascanio, fino al percorso mitico che la tradizione collega alle origini di Roma. Un ponte culturale che trova anche una delle sue rappresentazioni più note nel gruppo scultoreo di Bernini conservato alla Galleria Borghese.

A Roma il racconto della Troia Wine Route è proseguito poi nel calice, con una selezione di vini curata da Vildan Elif Bozkurt e dedicata alle diverse espressioni dei vitigni e dei territori coinvolti nel progetto.

R.D.

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