Immagine di sfondo della pagina Turismo incoming Italia, il 52% delle imprese cresce: Sicilia e Puglia tra le mete top
16 ottobre 2026

L’Italia continua a essere una delle destinazioni più apprezzate dai viaggiatori internazionali, ma la sua attrattività, da sola, non basta. Trasformare questo interesse in un’offerta turistica competitiva e sostenibile richiede lavoro, competenze e investimenti da parte degli operatori. È quanto emerge dalla survey condotta tra i soci di FTO – Federazione Turismo Organizzato di Confcommercio. Il 52% delle imprese attive nell'incoming ha registrato una crescita del fatturato nell'ultimo anno e il 58% prevede un ulteriore miglioramento nei prossimi 12 mesi. Per il 60% degli intervistati, inoltre, l’attrattività dell’Italia è aumentata negli ultimi cinque anni. “L’Italia gode di una straordinaria attrattività internazionale, ma questo non significa che si venda da sola. Dietro ogni viaggio ci sono operatori che costruiscono prodotti, selezionano servizi, investono sui mercati esteri e valorizzano i territori. È questo lavoro che trasforma l’interesse per il nostro Paese in valore economico”, dichiara Gabriele Milani, direttore nazionale di FTO.
 
Andamento e mercati


Tra settembre 2025 e settembre 2026, il 46% delle imprese ha registrato una crescita del fatturato tra il 5% e il 20%, il 6% superiore al 20%. Il 24% è rimasto stabile e il 24% ha segnato una flessione. Guardando ai prossimi 12 mesi, il 38% punta a consolidare i risultati e soltanto il 4% esprime aspettative negative. Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di riferimento, indicato dal 74% degli operatori. Pur mostrando segnali di rallentamento, il mercato statunitense tiene meglio rispetto al Medio Oriente e al Regno Unito. In Europa si distinguono Germania, Belgio e Paesi Bassi, Polonia e Scandinavia, mentre Francia e Spagna risultano sotto le aspettative.
 
Destinazioni e motivazioni

Il Sud Italia si conferma tra le aree di maggiore interesse, con Sicilia e Puglia tra le destinazioni più citate. Alcune città d’arte, soprattutto quelle maggiormente esposte a fenomeni di sovraffollamento, mostrano invece segnali di rallentamento nelle preferenze rilevate dagli operatori. Borghi e aree interne sono le uniche tipologie di destinazione per cui si prevedono, seppure contenuti, incrementi di interesse.
Enogastronomia, esperienze outdoor e patrimonio culturale restano le principali motivazioni di viaggio, mentre cresce l’interesse per il turismo delle radici. Meno rilevante il richiamo dei grandi eventi, dello shopping e del turismo spirituale.
 
I freni allo sviluppo

Tra le principali criticità indicate dalle imprese figurano burocrazia e regolamentazioni (50%), costo dei servizi sul territorio (50%), sovraffollamento nei periodi di picco (46%), difficoltà nel presidiare i mercati esteri (38%) e carenza di personale qualificato (24%). Ostacoli che limitano la capacità degli operatori di investire e sviluppare nuovi prodotti turistici. “Programmazione, gestione dei flussi, destagionalizzazione e valorizzazione di nuove esperienze sono fondamentali per il futuro dell’incoming italiano. È su questi fronti che il contributo degli operatori può fare la differenza”, conclude Milani.

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