A4E: “Senza una riforma pragmatica dell’EU261, i passeggeri rischiano costi più alti e meno scelta”
irlines for Europe (A4E) avverte che i passeggeri saranno i principali penalizzati se l’Unione Europea opterà per una riforma dell’EU261 guidata da logiche politiche anziché da criteri di efficacia.
Secondo l’associazione, l’assenza di un approccio pragmatico rischia di tradursi in tariffe più elevate, minore connettività e maggiore confusione, con effetti contrari agli obiettivi dichiarati di tutela dei consumatori.
A4E sottolinea che mantenere gli attuali criteri su ritardi e compensazioni significa continuare a sanzionare le compagnie per eventi fuori dal loro controllo, senza intervenire sulle cause reali delle irregolarità operative. Le soglie oggi in vigore derivano da una sentenza di 13 anni fa, periodo in cui i ritardi sono aumentati del 114%.
L’associazione critica inoltre l’ipotesi di ridurre gli importi compensativi solo per i voli di lungo raggio con ritardi inferiori a quattro ore, una soluzione che – afferma – ignora il valore strategico della connettività intra‑UE, in particolare sulle rotte a basso volume e margini ridotti che garantiscono collegamenti essenziali tra regioni.
Preoccupazioni emergono anche rispetto alla proposta di rendere obbligatoria l’offerta con bagaglio a mano incluso come opzione di default. Una scelta che, secondo A4E, potrebbe tradursi in prezzi di partenza più alti, penalizzando circa la metà dei passeggeri che preferiscono viaggiare con un solo oggetto personale per contenere i costi.
A4E avverte che compromessi costruiti per consentire a ciascun attore politico di rivendicare un risultato, senza affrontare le cause strutturali di ritardi e cancellazioni, non porteranno benefici né ai passeggeri né alla connettività europea.
L’associazione ricorda che l’attuale regime EU261 costa ai passeggeri 8 miliardi di euro l’anno, mentre nel 2025 si sono registrati 26 milioni di minuti di ritardi, equivalenti a 49,5 anni.
A4E ribadisce che “nessun accordo è meglio di un cattivo accordo” se la riforma non sarà in grado di produrre miglioramenti concreti e sostenibili.