Immagine di sfondo della pagina Affitti brevi in Puglia, 17,8% degli annunci senza CIN: Federalberghi chiede più controlli

Sono 49.634 gli annunci rilevati ad agosto 2026 (+1.2% rispetto al 2025), di cui 81% appartamenti interi, 55,7% con apertura superiore a 6 mesi, 17,8% CIN non indicato, 69,9% pubblicati da host che gestiscono più alloggi. Un dato che colloca la Puglia al quinto posto tra le regioni italiane, dietro Toscana, Lombardia, Sicilia e Lazio. I dati nazionali elaborati dal Centro Studi Federalberghi e Incipit srl su dati Inside Airbnb sono altrettanto eloquenti: il 67,5% degli annunci è pubblicato da soggetti che amministrano più alloggi; l'81,8% riguarda interi appartamenti nei quali non vive il proprietario e il 57,6% degli alloggi è disponibile per oltre sei mesi l'anno. La dimensione del fenomeno emerge anche dalla presenza di due importanti destinazioni pugliesi nella classifica nazionale dei comuni con il maggior numero di annunci.

Bari conta 3.989 annunci, mentre Ostuni ne registra 2.777: entrambe sono tra le prime venti città italiane per numero di annunci Airbnb. Ma il problema non riguarda soltanto i grandi centri. In una regione caratterizzata da una straordinaria diffusione di località costiere e destinazioni turistiche, la crescita degli affitti brevi interessa inevitabilmente un territorio molto più vasto. "Questi numeri", commenta Francesco Caizzi, vicepresidente nazionale e presidente Puglia di Federalberghi, "da soli dovrebbero essere sufficienti per superare definitivamente l'idea che si tratti di un fenomeno marginale o di semplice condivisione dell'abitazione. La questione non è essere favorevoli o contrari agli affitti brevi. La questione è se, in una grande regione turistica come la Puglia, possano convivere due mercati con regole differenti. Da una parte ci sono alberghi, B&B, villaggi turistici, residence e imprese dell'ospitalità che sostengono costi, obblighi, controlli e responsabilità nei confronti degli ospiti, dei lavoratori e della collettività. Dall'altra cresce un'offerta che, in una parte significativa dei casi, assume caratteristiche ormai chiaramente imprenditoriali. È difficile continuare a definire tutto questo semplicemente come integrazione del reddito o semplice condivisione degli alloggi. È proprio per questo che la Puglia non può limitarsi a fotografare il fenomeno: deve governarlo".

"Ci sono poi altri aspetti che non possono essere ignorati", prosegue il leader degli albergatori pugliesi, "come quelli della sicurezza e della trasparenza. Il rapporto evidenzia che, sul totale nazionale degli annunci Airbnb, soltanto il 55,6% dichiara la presenza di un estintore, il 39,9% di un kit di primo soccorso e il 33,1% di un rilevatore di fumo. Anche il rispetto dell'obbligo relativo al Codice Identificativo Nazionale presenta criticità: ad agosto 2026 erano il 14,7 gli annunci privi di CIN, in Puglia il 17,8%. Non chiediamo di fermare l'innovazione né di cancellare gli affitti brevi. Chiediamo semplicemente che chi opera sul mercato turistico sia sottoposto a regole proporzionate alla reale natura della propria attività. Per questo Federalberghi Puglia chiede alla Regione e ai Comuni di rafforzare l'attività di controllo e monitoraggio degli affitti brevi, verificando in particolare il rispetto degli obblighi previsti dalla normativa, la corretta esposizione del CIN e gli adempimenti relativi alla sicurezza".

"La Puglia", conclude, "ha scelto il turismo come uno dei propri principali motori di sviluppo. Ora deve scegliere anche quale turismo vuole costruire. Non basta aumentare il numero degli arrivi e delle presenze. Bisogna garantire qualità dell'offerta, legalità, sicurezza, lavoro regolare e concorrenza leale. Il turismo pugliese non ha bisogno di una guerra tra alberghi e affitti brevi. Ha bisogno di regole uguali per tutti. Perché chi rispetta le regole non può essere trasformato nel soggetto economicamente più debole del mercato. La crescita del turismo è un'opportunità. La deregulation, invece, non lo è".

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