AI e smart tourism: come cambia il modo di viaggiare
Fino a pochi anni fa, organizzare un viaggio significava incrociare recensioni, mappe, comparatori di voli e consigli trovati qua e là
Oggi la ricerca è più “semplice”: un’app suggerisce quando partire, un algoritmo ordina gli hotel più adatti al tuo budget, un traduttore automatico scioglie qualsiasi ostacolo linguistico e con lo smartphone si ha pieno accesso a metro, treni e taxi. Vediamo le principali novità del 2026 nello smart tourism e proviamo a proiettarci un po’ più in là, scrutando i trend più interessanti.
L’AI entra nella pianificazione delle vacanze
Nel 2026 l’AI è già entrata nelle vacanze di molti italiani. Il 34% degli italiani utilizza già strumenti di intelligenza artificiale per pianificare i propri viaggi, mentre un altro 28% si dice pronto a farlo. Solitamente, l’intelligenza artificiale viene utilizzata per il confronto di prezzi e offerte, per costruire itinerari su misura e, in casi ancora piuttosto rari, per lasciare che l’IA prenoti direttamente. L’elemento umano è ancora presente: a giudicare dalle risposte fornite, molti utenti controllano comunque recensioni e prezzi prima dell’ultimo clic.
Il dato è interessante perché racconta bene il momento attuale. L’AI non ha ancora sostituito del tutto le decisioni degli utenti, limitandosi ad affiancarli in alcuni momenti. Per il viaggiatore comune, questo significa meno ore passate tra schede aperte e più risposte contestuali: hotel vicino alla metro, volo con scalo accettabile, ristorante adatto ai bambini, itinerario di due giorni senza maratone urbane. Le allucinazioni dell’IA sono ancora presenti, anche se in netta riduzione rispetto a un anno fa: ecco perché il ruolo umano è ancora insostituibile.
Itinerari personalizzati, traduzioni e consigli in tempo reale
Una delle applicazioni più evidenti dell’AI nel turismo riguarda la personalizzazione degli itinerari. Un tempo si partiva da una guida cartacea (facile da aprire ma complicatissima da ripiegare su sé stessa) o da una lista di “10 cose da vedere”. Oggi un’app può proporre un percorso in base al meteo, agli orari di apertura, alla posizione dell’utente e persino alle sue aspirazioni personali (c’è chi preferisce i musei e chi vuole dedicarsi a shopping o camminate chilometriche).
Lo stesso vale per le traduzioni in tempo reale. Per tradurre un menù o capire un cartello non servono più competenze linguistiche avanzate. Qui l’AI diventa una sorta di interprete tascabile. Gli LLM hanno innalzato indubbiamente la qualità delle traduzioni automatiche, anche se la latenza e la connettività possono ancora creare problemi.
Smart tourism: città, app e guide digitali
Un esempio di smart tourism arriva dalla Lombardia, dove a maggio 2026 è stato annunciato un agente basato sull’AI all’interno della piattaforma turistica inLombardia. L’obiettivo è offrire proposte personalizzate e accompagnare il turista nelle diverse fasi del viaggio, dal planning alla scoperta del territorio, con la naturalezza di una conversazione con un chatbot.
Anche il Tourism Digital Hub del Ministero del Turismo va in questa direzione. Il progetto finanzia una nuova infrastruttura digitale, modelli di intelligenza artificiale per l’analisi dei dati e servizi digitali per turisti e operatori. In pratica, il nostro Paese sta cercando di costruire un sistema più connesso, dove informazioni, promozione, dati e servizi dialogano meglio tra loro.
Trasporti più efficienti nelle grandi città
La mobilità è uno dei campi più promettenti per questa nuova tecnologia. Il progetto MaaS for Italy, cioè Mobility as a Service, punta a integrare diverse forme di trasporto in piattaforme più semplici da usare. Le sperimentazioni includono anche Living Lab a Milano e Torino dedicati alla mobilità connessa, cooperativa e automatizzata.
Si tratta, per il momento, di un progetto pilota ma per un turista, questo può voler dire meno app separate, meno biglietti, e meno tentennamenti tra metro, bus, treni e taxi.
Check-in automatici e hotel più digitali
Anche l’ospitalità si sta automatizzando. Check-in digitali, smart lock, messaggi automatici e sistemi di gestione dei documenti stanno snellendo le procedure, a favore di utenza e staff gestionale.
Nel nostro Paese, però, sono stati fissati dei paletti piuttosto chiari: nel 2026 l’accesso autonomo è possibile solo con verifica visiva dell’identità in tempo reale, in presenza o tramite videocollegamento. La sola keybox con codice, senza controllo dell’identità, non basta.
Più servizi connessi, senza dimenticare l’attenzione alla privacy
Più app, però, significa anche più dati in circolazione: account di viaggio, carte salvate sulle piattaforme di booking, mappe, email, documenti, notifiche bancarie. E spesso tutto passa da reti Wi-Fi che non possono garantire gli stessi standard di sicurezza della nostra connessione di casa. In questi casi, una VPN può aggiungere un livello pratico di protezione, soprattutto quando si accede a servizi sensibili fuori casa.
Il costo di una VPN non va valutato solo come “un altro abbonamento”, ma in rapporto all’uso reale. Nel 2026, i piani mensili senza vincoli si collocano spesso nella fascia più alta, intorno ai 10-15 euro al mese, mentre gli abbonamenti annuali o biennali possono scendere a pochi 2-6 euro al mese a seconda del servizio, della durata e delle offerte attive.
Prima di scegliere, però, non ha senso guardare solo il prezzo più basso. Molti servizi offrono una garanzia soddisfatti o rimborsati, spesso di 30 giorni.
Vista così, la domanda “quanto costa una VPN?” diventa meno superficiale. Per chi viaggia di rado può bastare un piano flessibile da usare in periodi specifici. Per chi si sposta spesso, lavora da remoto o prenota abitualmente da reti pubbliche, un abbonamento più completo può essere una piccola spesa che fa una gran bella differenza.