Da dipendente a Personal Voyager: il percorso di Romina Belli in Euphemia
Dopo vent'anni in un'agenzia di viaggi tradizionale, ha scelto di entrare nella rete dei Personal Voyager di Euphemia. Oggi racconta come sono cambiati il suo lavoro, il rapporto con i clienti e il modo di vivere una professione che continua ad appassionarla.
C'è un momento nella carriera di molti agenti di viaggio in cui ci si chiede se sia possibile lavorare con maggiore autonomia, dedicare più tempo ai clienti e, allo stesso tempo, ritrovare un migliore equilibrio tra vita professionale e personale. È la domanda che si è posta anche Romina Belli nel 2014, dopo vent'anni trascorsi come dipendente in un'agenzia di viaggi. La scelta di entrare in Euphemia ha segnato una svolta che oggi le consente di concentrarsi sulla consulenza, progettare viaggi su misura e continuare a crescere professionalmente, senza rinunciare alla qualità della vita. In questa intervista racconta il suo percorso e come è cambiato il mestiere dell'agente di viaggio negli ultimi trent'anni.
Come è iniziata la tua storia nel turismo?
Ho frequentato l’istituto tecnico turistico, perché fin da ragazza avevo il desiderio di viaggiare. Mi sembrava un lavoro in cui poter far felice le persone. Poi, ovviamente, ti rendi conto che non è sempre tutto rose e fiori, ma a distanza di anni, mi piace ancora molto!
Tu hai lavorato per vent'anni nella stessa agenzia, dal 1994 al 2014. Poi, a un certo punto, hai deciso di cambiare. C'è stata una spinta particolare?
Prima di tutto il desiderio di mettermi in gioco come lavoratrice autonoma. La dinamica era molto chiara: se lavoro guadagno! Poi la necessità di gestire due bambine piccole e conciliare i tempi della vita privata, cosa che un lavoro da dipendente non mi avrebbe permesso. Infine, la comodità di un'agenzia già avviata sul territorio.
Ma il luogo fisico è ancora così importante oggi?
Probabilmente nelle grandi città si lavora molto di più da remoto. C'è però ancora una fetta di clientela che ha il piacere di passare in ufficio per guardare una mappa insieme o commentare il programma di viaggio. In provincia, secondo me l'ufficio fisico rappresenta ancora un valore aggiunto.
Qual è la tipologia di viaggio che ami maggiormente progettare?
Io curo soprattutto i viaggi individuali su misura e i viaggi di nozze. Come destinazioni a lungo raggio, amo particolarmente il Nord America (soprattutto gli Stati Uniti) e l'Estremo Oriente. Sono mete che conosco molto bene e che mi piace proporre. Quando ho iniziato, si vendevano soprattutto viaggi da catalogo: si sfogliava il volume insieme al cliente e la scelta era quasi sempre limitata a quelle opzioni. Oggi, invece, il viaggio viene letteralmente cucito addosso alle persone. È cambiato anche il rapporto con il cliente: strumenti tecnologici come WhatsApp ti rendono raggiungibile in ogni momento. Trent'anni fa questo non esisteva: gli uffici chiudevano il venerdì sera e i clienti erano meno seguiti.
E il cliente come è cambiato?
È molto più informato. Spesso ne sa quanto te, ma non per questo non sente il bisogno di essere guidato. Proprio in questo periodo sto organizzando un viaggio in Indonesia per dei clienti che mi hanno contattata dopo aver visto le foto su Instagram di un viaggio di nozze. Avevano le idee chiarissime su cosa fare, ma hanno preferito rivolgersi a me perché vogliono avere alle spalle un'organizzazione pronta ad aiutare in caso di imprevisti.
Ora che le tue figlie sono cresciute, se guardi indietro e fai un'analisi degli anni precedenti, cosa vedi del tuo passato e cosa immagini per il tuo futuro?
Vedo una grande soddisfazione. Sono riuscita a portare avanti una professione che mi piace, supportata da un gruppo in cui mi sento a mio agio, assistita quando ho bisogno di un consiglio o di un aiuto. Sono soddisfatta di come ho conciliato il lavoro con la mia vita privata. Per il futuro, andrò avanti così. Il desiderio di viaggiare e di scoprire il mondo non si ferma; lo si vede da quanto sono pieni gli aeroporti. Muoversi è nella natura delle persone e spero di poter fare bene questo lavoro ancora per molto tempo.
Quando sei entrata in Euphemia, cosa è cambiato rispetto al lavoro che facevi precedentemente?
Mi sono ritrovata con molti più strumenti a disposizione. Provenendo da un'agenzia piccola, prima avevo una disponibilità finanziaria limitata per i pagamenti immediati o per i crediti. In Euphemia posso contare sulla solidità e sulla liquidità di un grande gruppo, il che mi permette di emettere biglietterie importanti all'istante, anche quando il cliente ha versato solo un acconto. Inoltre, ho accesso a una rete di DMC certificati e posso lavorare in intermediazione con i principali tour operator alle migliori condizioni di mercato. C'è anche un costante aggiornamento: quando ci sono novità legislative o contrattuali, veniamo subito informate. Abbiamo tutti gli strumenti per lavorare al meglio e in modo sempre aggiornato. Inoltre, sono libera di vendere quello che voglio, non ho imposizioni dall'alto.
Se una collega oggi ti chiedesse un consiglio sull'opportunità di continuare come agente di viaggio tradizionale o di fare il passo verso la figura del Personal Voyager, tu cosa le diresti?
Se ha un portafoglio clienti solido su cui contare, le direi assolutamente di farlo, perché si lavora per sé stessi. In un'agenzia tradizionale, da dipendente, lavori molte ore per uno stipendio fisso. Fare questo passo ti dà molte più soddisfazioni, anche economiche. Ovviamente richiede una reperibilità e una responsabilità diverse, ma se prendi a cuore la tua attività come se l'agenzia fosse tua, allora conviene diventare Personal Voyager.
Se dovessi descrivere Euphemia con una frase o una parola, cosa sceglieresti?
Direi che "Euphemia è anche un po' mia". Lo dico perché Euphemia siamo noi: io, Romina, Cristina, Fausta… e tutte le altre che la compongono. C'è un interscambio continuo: è la forza dei singoli che rende grande il gruppo. Mi sento a casa!