Francesca Manzone: “Con Euphemia posso offrire ai miei clienti il meglio”
Dalla laurea in Giurisprudenza alla consulenza di viaggio, passando per l’animazione nei villaggi turistici. Da undici anni in Euphemia, Francesca Manzone ha costruito un’attività su misura
Da bambina sognava di fare l’hostess, poi ha scoperto che preferiva esplorare il mondo piuttosto che trascorrere il tempo negli aeroporti. Francesca Manzone ha trasformato quella passione in una professione, senza seguire il percorso più prevedibile: una laurea in Giurisprudenza, le estati come animatrice nei villaggi turistici e infine l’ingresso in una storica agenzia di Mantova. Oggi è Personal Voyager Euphemia, con una clientela fidelizzata e un’organizzazione che le consente di conciliare autonomia professionale e vita privata.
Francesca, quando hai capito che il turismo sarebbe diventato il tuo lavoro?
Prestissimo! Da bambina avevo il chiodo fisso dei viaggi. Volevo fare l’hostess, poi ho capito che avrei passato troppo tempo negli aeroporti, mentre io volevo conoscere il mondo. Durante l’università frequentavo l’agenzia dove andavamo in famiglia e osservavo gli agenti lavorare. Per me era come guardare un luna park! Mi sono laureata in Giurisprudenza, ma già dal secondo anno sapevo che avrei fatto l’agente di viaggio.
Nel frattempo, però, hai fatto anche l’animatrice. Che esperienza è stata?
Una scuola di vita! D’estate lavoravo per Club Vacanze. Ricordo ancora la selezione a San Martino di Castrozza: una settimana in cui ci osservavano continuamente, persino a tavola o quando prendevamo l’ascensore. Dovevo occuparmi di fitness, ma alla fine facevo di tutto: miniclub, spettacoli, scenografie, sartoria. Ho imparato ad adattarmi, a stare sul palco e soprattutto a relazionarmi con le persone.
E dopo la laurea?
Mi sono presentata nell’agenzia di Mantova dove andavo da cliente, con la corona d’alloro ancora in testa e i confetti rossi, e ho detto: «Adesso sono laureata e voglio lavorare qui!». I titolari mi hanno messa alla prova per una settimana, convinti che mi sarei stancata. In dieci giorni avevo già imparato a utilizzare i sistemi di biglietteria aerea. Ho iniziato occupandomi di individuali e principalmente clienti TOP affiancata da una collega espertama nel 2001, dopo l’attentato alle Torri Gemelle, ho cambiato agenzia e nell'arco di poco tempo sono arrivata a ricoprire il ruolo di responsabile. Sono state due esperienze complementari: nella prima ho imparato tutti gli aspetti tecnici della professione, nella seconda a gestire al meglio il rapporto con i clienti.
Quando è arrivata Euphemia?
Undici anni fa, in un momento difficile. L’agenzia per cui lavoravo era stata ceduta eho deciso di andarmene. Avevo diverse offerte, ma l’incontro con Ezio Barroero e Michele Zucchi mi ha convinta. Ho trovato un ambiente familiare, dove non ero più vincolata a budget o indicazioni sui prodotti da vendere. Potevo finalmente scegliere i fornitori pensando soltanto alla qualità e all’interesse dei clienti.
Oggi lavori tra casa e la filiale di Mantova. Come ti organizzi?
Quando mi sono trasferita in Franciacorta con il mio compagno, ho dovuto ripensare la mia organizzazione. Anche in questa occasione ho potuto contare sul pieno sostegno di Euphemia, che mi ha permesso di conciliare le esigenze personali con quelle professionali. Da ottobre a maggio lavoro da casa il lunedì, mercoledì e venerdì, dedicandomi soprattutto ai preventivi e alle consulenze online, anche serali. Il martedì, giovedì e sabato sono invece a Mantova, dove ricevo su appuntamento. I clienti apprezzano: sanno che in quel momento sono completamente dedicata a loro. non parli con il pubblico ti rivolgi a colleghi di altre agenzie e spieghi cosa fai si può lasciare
L’agenzia fisica ha ancora un valore?
Per me è irrinunciabile! Ho appena rinnovato la filiale in centro storico. A Mantova la vetrina conta ancora: le persone passano, salutano, si fermano per un caffè. Il giovedì c’è il mercato e il sabato pomeriggio sono praticamente l’unica agenzia aperta in centro. È un modo per incontrare anche chi lavora tutta la settimana.
Qual è la tua clientela di riferimento?
Lavoro molto con una clientela che cerca qualità e attenzione, ma il mio fiore all’occhiello sono i viaggi di nozze. Con gli sposi si crea un rapporto speciale. Spesso sono giovani che hanno viaggiato poco e io divento quasi una zia che li prende per mano. Bisogna ascoltarli, capire cosa desiderano e scegliere partner affidabili. È un viaggio che non può permettersi brutte sorprese.
E il prezzo quanto conta?
I miei clienti sanno che possono sempre contare su di me. Non vendo semplicemente un viaggio, ma una consulenza, una selezione accurata dei servizi e un’assistenza continua. Quando i clienti si sentono seguiti, il prezzo non diventa l’unico criterio di scelta. Gli sposi per esempio tornano, mi mandano le fotografie del matrimonio, mi presentano i figli quando nascono. È bellissimo! E il passaparola arriva da sé.
Lavorando in autonomia, ti capita di avere bisogno di aiuto?
Certamente, ma so di poter contare su una squadra. Chiamo i ragazzi del back office i miei «angeli custodi»: anche se sono a Cuneo, li sento vicinissimi. E poi c’è la collaborazione con una collega di Asti. Quando una di noi va in vacanza, l’altra prende in carico telefonate, e-mail e clienti in viaggio. Possiamo staccare davvero, sapendo che tutto è sotto controllo. Non c’è gelosia professionale, ma una fiducia assoluta.
Questa solidarietà va oltre il lavoro?
Assolutamente. Nel 2022, quando è mancata mia madre, ho attraversato un momento terribile. Ho mandato un messaggio per dire che mi sarei assentata e i colleghi hanno pensato a tutto: pagamenti, pratiche, clienti. Non ho dovuto preoccuparmi di nulla. È in situazioni come questa che capisci quanto valgano le persone con cui lavori.
Quanto sono importanti oggi i rapporti con i tour operator e gli appuntamenti di settore?
Fondamentali. Al TTG vado ogni anno, incontro i referenti dei tour operator, ritrovo i colleghi e scopro nuovi corrispondenti locali. Torno sempre con qualche contatto o idea da sviluppare. Il nostro è un lavoro fatto di competenze, ma anche di relazioni personali. E quelle non si costruiscono soltanto davanti a uno schermo.
Dopo tanti anni cosa apprezzi di più del tuo lavoro?
La libertà di organizzarmi, scegliere i fornitori e dedicare ai clienti il tempo che meritano. Ma soprattutto la serenità di sapere che, pur lavorando in autonomia, non sono mai sola. Per me è una conquista enorme.