Immagine di sfondo della pagina L'Unione Europea chiarisce: il caro carburante non giustifica stop ai risarcimenti aerei, confermati i diritti dei passeggeri
12 maggio 2026

La Commissione Europea ha confermato che le compagnie aeree non possono utilizzare l’aumento dei prezzi del carburante come giustificazione per evitare il pagamento dei risarcimenti ai passeggeri previsti dal Regolamento UE 261/2004. Le linee guida pubblicate l’8 maggio dalla Direzione Generale per la Mobilità e i Trasporti (DG MOVE) chiariscono che la volatilità del prezzo del carburante rientra nel normale rischio commerciale e che le cancellazioni motivate da ragioni economiche non costituiscono 'circostanze eccezionali' ai sensi della normativa europea.

Il documento, pubblicato in risposta alla crisi in corso in Medio Oriente e al suo impatto sull’aviazione europea, conferma inoltre che le compagnie aeree non possono applicare retroattivamente supplementi carburante ai biglietti già acquistati. Le linee guida pubblicate l’8 maggio chiariscono tre punti fondamentali. I passeggeri i cui voli vengono cancellati mantengono il diritto al rimborso, alla riprotezione o al ritorno, all’assistenza in aeroporto e a una compensazione economica fino a 600 euro. Le compagnie aeree possono evitare il pagamento di tali compensazioni solo se riescono a dimostrare che la cancellazione è stata causata da circostanze eccezionali, ad esempio una carenza fisica e localizzata di carburante in uno specifico aeroporto. L’aumento dei prezzi del carburante, da solo, non soddisfa questo criterio. Inoltre, le compagnie aeree non possono aumentare retroattivamente il prezzo dei biglietti tramite supplementi carburante. In base al Regolamento sui servizi aerei, il prezzo finale deve essere mostrato al momento dell’acquisto e non sono consentiti costi aggiunti dopo la conferma della prenotazione. “Queste linee guida eliminano qualsiasi ambiguità che le compagnie aeree avrebbero potuto tentare di sfruttare", ha dichiarato Anton Radchenko, fondatore e CEO di AirAdvisor. "Cancellare un volo perché non è più economicamente sostenibile non è la stessa cosa che cancellarlo a causa di circostanze fuori dal controllo del vettore. La Commissione Europea ha tracciato un confine molto chiaro e i passeggeri devono sapere che i loro diritti restano pienamente tutelati”.

La portata del problema

La posizione della Commissione Europea arriva anche in un momento cruciale per la più ampia revisione del regolamento EU261. A gennaio 2026 il Parlamento Europeo ha votato per mantenere la soglia delle tre ore per il diritto alla compensazione e fissare l’importo dei risarcimenti tra 300 e 600 euro, in linea con le tutele che la Commissione ha ora ribadito.

Cosa dovrebbero fare i passeggeri

I passeggeri i cui voli sono stati cancellati o fortemente ritardati a causa della crisi del carburante non dovrebbero presumere di non avere diritto a un risarcimento. Il criterio previsto dal regolamento EU261 è se il disservizio sia stato causato da circostanze realmente al di fuori del controllo della compagnia aerea. La gestione dei costi non rientra tra queste circostanze. “Spesso i passeggeri pensano che, quando una crisi è diffusa, i loro diritti individuali scompaiono. Non è così. La Commissione Europea ha chiarito che la pressione finanziaria su una compagnia aerea non costituisce una difesa legale contro il pagamento dei risarcimenti", aggiunge Radchenko.

Nella maggior parte degli Stati membri dell’UE, i passeggeri hanno fino a tre anni di tempo per presentare una richiesta di risarcimento, c’è quindi ancora tempo per agire. In base al regolamento EU261, i passeggeri dei voli interessati hanno diritto a:
una compensazione di 250, 400 o 600 euro, a seconda della distanza del volo;
il rimborso completo o la riprotezione su un volo alternativo;
assistenza in aeroporto, inclusi pasti e alloggio qualora sia necessario attendere durante la notte.

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