Immagine di sfondo della pagina Ortahisar diventa Cittaslow: il borgo della Cappadocia premiato per sostenibilità e identità
28 febbraio 2026

Ortahisar, villaggio della Cappadocia a 6 km da Ürgüp, è entrata a far parte della rete internazionale Cittaslow con un punteggio record al termine di un lungo processo di valutazione. La certificazione non è automatica: richiede il rispetto di almeno il 50% di 72 criteri distribuiti in sette aree — politiche energetiche e ambientali, infrastrutture, qualità della vita urbana, agricoltura e artigianato, ospitalità, coesione sociale — e si rinnova ogni tre anni. Con questo riconoscimento, la Turchia sale a 29 Slow Cities in 24 province, in tutte e sette le regioni del Paese: la rete più capillare al mondo, su un totale di oltre 300 città Cittaslow in più di 30 Paesi.

Il riconoscimento di Ortahisar come Cittaslow è un impegno misurato verso un modello di sviluppo alternativo a quello delle metropoli contemporanee. Sul fronte ambientale, il borgo si è distinto per la tutela del paesaggio rupestre e la gestione responsabile delle risorse naturali. Sul piano infrastrutturale, ha promosso la mobilità dolce e la cura degli spazi pubblici, con un sistema di collegamenti pedonali tra il centro storico e le vallate circostanti. Particolare attenzione è stata riservata alle filiere agroalimentari locali: albicocche, mele, patate e i metodi di conservazione rupestri — che da secoli sfruttano la temperatura costante della roccia vulcanica al posto della refrigerazione — sono stati valorizzati come patrimonio immateriale vivo, non come folklore da esibire. Il punteggio record testimonia che la comunità locale ha saputo tradurre questi principi in azioni concrete, facendo della sostenibilità il motore del proprio sviluppo anziché un vincolo.

Ortahisar non è una scoperta recente del turismo. Forbes l'ha inserita nel 2025 tra i 50 villaggi più belli del mondo, e chi la conosce la definisce la "Matera turca": case scavate direttamente nel tufo, vicoli lastricati che profumano di tè alla rosa e albicocche essiccate, uno skyline punteggiato ogni mattina dai palloni aerostatici che si alzano sull'alba cappadoce. Al centro del borgo svetta il castello rupestre — 86 metri di tufo, risalente al periodo ittita, considerato uno dei più antichi insediamenti a più piani della storia — con un dedalo di grotte, colombaie e tunnel scavati nel tempo da civiltà diverse. Nelle vallate circostanti, chiese bizantine affrescate (la Sarıca, la Cambazlı, la Tavşanlı, le chiese del Balkan Deresi e il Monastero di Hallaç Deresi) continuano a raccontare la stratificazione di culture e fedi che rende la Cappadocia unica al mondo.

Il movimento Cittaslow nasce nel 1999 a Orvieto, per iniziativa dei sindaci di quattro città italiane, come risposta alla globalizzazione che stava omologando i centri urbani cancellando cucine, architetture e identità locali. La Turchia entra nella rete nel 2009 con Seferihisar e in meno di vent'anni costruisce la rete nazionale più estesa al mondo: 29 destinazioni — da Akyaka a Halfeti, da Göynük a Gökçeada, da Safranbolu a Ortahisar — che coprono l'intera geografia del Paese, dalle coste egee alle valli anatoliche, dalle pianure del Mar Nero ai borghi medievali della Tracia. Un primato che non è solo numerico: racconta una politica turistica che ha scelto di scommettere sull'identità locale come vantaggio competitivo, in un'epoca in cui il turismo lento e consapevole cresce a ritmi superiori al turismo di massa.

Le 29 Cittaslow della Turchia

Ahlat, Akyaka, Arapgir, Çameli, Daday, Demre, Eğirdir, Finike, Foça, Gerze, Gökçeada, Göynük, Güdül, Halfeti, İbradı, İznik, Kemaliye, Köyceğiz, Mudurnu, Ortahisar, Perşembe, Safranbolu, Seferihisar, Şarköy, Şavşat, Uzundere, Vize, Yalvaç, Yenipazar.

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