Immagine di sfondo della pagina Turismo sportivo: numeri, trend e nuovi modelli di attrattività
21 gennaio 2026

C’è un turismo che non parte da una mappa ma da un’azione. Correre lungo una costa, sciare in quota, pedalare tra borghi, entrare in uno stadio per vivere un rito collettivo. Il turismo sportivo è questo: un modo di viaggiare in cui il movimento diventa esperienza e il territorio si conosce attraverso il corpo, prima ancora che attraverso lo sguardo. Non è una tendenza effimera, ma una trasformazione profonda del modo di viaggiare. Sport e attività all’aria aperta sono oggi uno dei linguaggi più efficaci con cui le destinazioni raccontano se stesse, attraggono nuovi flussi e costruiscono identità, generando valore economico e sociale.

Un mercato che cresce (e pesa)

I numeri confermano che il turismo sportivo è entrato stabilmente nel cuore dell’industria dei viaggi. Secondo Fundamental Business Insights, il mercato globale vale 918,46 miliardi di dollari nel 2025 e potrebbe arrivare a 4,61 trilioni entro il 2035. UN Tourism stima che rappresenti già circa il 10% della spesa turistica mondiale, una quota che ne certifica il ruolo strutturale nei flussi internazionali. L’Europa è uno dei principali motori di questa crescita, con una quota di mercato del 39,1% nel 2025. Il report Tourism Trends and Policies 2024 dell’OECD evidenzia come il turismo sportivo sia stato uno dei driver più solidi della ripresa post-pandemica, superando in molti Paesi i livelli pre-Covid.
In Italia, il segmento mostra una vitalità costante: nel 2025 la crescita è stata del 3,3%, secondo le analisi di ENIT, Banca d’Italia, ISTAT e SIAE. Il Ministero del Turismo stima oltre 479,7 milioni di presenze complessive, riconoscendo nello sport una leva strategica per sostenere i flussi. Il WTTC, infine, indica per lo stesso anno un contributo del turismo all’economia italiana pari a 237,4 miliardi di euro, anche grazie all’impatto dei grandi eventi sportivi.

Oltre l’evento: lo sport come racconto


Il turismo sportivo non coincide più solo con l’evento o la competizione. Oggi lo sport è sempre più un’esperienza estesa, capace di coinvolgere il viaggiatore prima e dopo la gara, di destagionalizzare i flussi e di creare un legame più profondo con i luoghi. Il calcio resta uno dei principali catalizzatori globali. Il 2026 segnerà una svolta con i Campionati Mondiali ospitati per la prima volta da tre Paesi – Canada, Stati Uniti e Messico – aprendo nuovi scenari di mobilità e consumo turistico in Nordamerica. Ma accanto ai grandi tornei, sono diventati vere destinazioni anche gli stadi iconici: dal Santiago Bernabéu a Wembley, dal Maracanã a San Siro. Il caso del Clásico tra Real Madrid e FC Barcelona è emblematico. L’ultimo incontro ha portato al Bernabéu oltre 81.000 spettatori, generando secondo Datapowa un indotto superiore ai 60 milioni di euro in una sola serata, senza contare i 650 milioni di telespettatori nel mondo. Un fenomeno che trasforma tifosi e accompagnatori in viaggiatori, con ricadute che vanno ben oltre il calcio.

Il tennis e il nuovo entusiasmo italiano

In Italia, uno degli esempi più evidenti di questa trasformazione è il tennis. Lo sport ha raggiunto una centralità tale da superare il calcio in termini di ricavi federali: oltre 230 milioni di euro per la FITP contro circa 200 milioni per la FIGC. Un risultato legato a una generazione di atleti ai vertici mondiali – Jannik Sinner, Lorenzo Musetti e Jasmine Paolini – e a una serie di successi internazionali, con tre Coppe Davis e due Billie Jean King Cup consecutive. Eventi come le Nitto ATP Finals di Torino e gli Internazionali d’Italia a Roma hanno rafforzato questo trend: nel 2025, questi ultimi hanno registrato il record assoluto di presenze, superando i 360.000 biglietti venduti. Lo sport diventa così motore di viaggi, permanenze e consumo culturale.

Quando le destinazioni scelgono lo sport

Sempre più destinazioni utilizzano lo sport come leva strategica di posizionamento. La Polonia è un esempio di turismo sportivo integrato, che combina outdoor, natura e territori: dagli sport invernali nei Monti Tatra alle attività nei Carpazi, fino al cicloturismo lungo le direttrici EuroVelo e reti come Velo Małopolska.
In Italia, la Lombardia si distingue come laboratorio avanzato di turismo sportivo. Oltre ai grandi eventi, la regione ha investito su mobilità dolce e sport diffuso, con progetti come la Ciclovia VENTO e iniziative come Enjoy Stelvio Valtellina. Il 2026 sarà l’anno delle Olimpiadi di Milano Cortina, ma la vocazione sportiva del territorio è consolidata, come dimostra la presenza di località come Livigno, Bormio e Madesimo tra le più amate dagli sciatori italiani. A livello globale, il quadro è variegato ma coerente: la Repubblica Dominicana amplia il proprio posizionamento oltre il balneare grazie a surf, kitesurf, trekking e golf; la Thailandia integra sport, benessere e sostenibilità; gli Stati Uniti continuano a usare lo sport come elemento chiave di grandi eventi, outdoor e narrazione territoriale.

Milano Cortina 2026: lo sport come legacy


I Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali Milano Cortina 2026 rappresentano uno dei più importanti banchi di prova per il turismo sportivo italiano. Secondo uno studio di Banca Ifis (dicembre 2025), l’impatto economico complessivo è stimato in 5,3 miliardi di euro, tra spesa diretta, effetti di breve periodo e valore a lungo termine legato a infrastrutture e promozione turistica, con circa 14.000 nuovi posti di lavoro.
Gli investimenti infrastrutturali ammontano a 3,5 miliardi di euro, destinati in gran parte a mobilità e rigenerazione urbana più che alle sole sedi di gara. La Lombardia concentra oltre 2,4 miliardi di investimenti, mentre Veneto e Trentino-Alto Adige registrano effetti significativi in termini di produzione e occupazione. Milano Cortina 2026 si configura così non solo come evento, ma come progetto di sistema: un’occasione per ripensare il turismo alpino e urbano in una logica di legacy e sostenibilità. Perché nel turismo sportivo, oggi, il viaggio non è più solo una meta. È un gesto che resta.

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