Voli in ritardo: storica sentenza contro le compagnie aeree sulle “circostanze eccezionali”
La Cassazione stabilisce che il maltempo non basta per negare i rimborsi: le compagnie devono dimostrare le cause dei ritardi.
Una sentenza di portata storica della Corte di Cassazione ha ristretto in modo significativo l’ambito di applicazione della difesa fondata sulle “circostanze eccezionali” che le compagnie aeree invocano abitualmente per sottrarsi al pagamento della compensazione ai passeggeri per i ritardi dei voli. L’Ordinanza n. 9002/2026, pubblicata il 9 aprile 2026, trae origine da un volo Ryanair da Cracovia a Bergamo arrivato con oltre tre ore di ritardo, e lancia un messaggio chiaro ai vettori in tutta Europa: richiamarsi a nebbia, tempeste o maltempo è un punto di partenza, non una scusa.
La pronuncia è stata accolta favorevolmente da AirAdvisor, piattaforma leader per i diritti dei passeggeri aerei operativa nell’UE, nel Regno Unito e oltre, che elabora ogni anno migliaia di richieste di compensazione ai sensi del regolamento EU261. L’azienda afferma che la decisione riflette uno schema che osserva da tempo: compagnie aeree che utilizzano generici riferimenti al meteo per evitare pagamenti a cui i passeggeri hanno diritto per legge.
CHE COSA HA DECISO LA CORTE
Ryanair aveva sostenuto che la nebbia mattutina all’aeroporto di Cracovia avesse provocato una catena di ritardi a cascata che avrebbe investito anche un volo pomeridiano, quello oggetto di causa. Il Giudice di Pace e il Tribunale in sede di appello avevano entrambi accolto questa spiegazione. Il Tribunale di legittimità no.
La Cassazione ha ribadito che le compagnie aeree che chiedono di essere esonerate dalla compensazione ai sensi del Regolamento UE 261/2004 devono superare un test a due requisiti, e devono soddisfarli entrambi:
1. è effettivamente esistita una circostanza eccezionale; e
2. la compagnia aerea ha adottato tutte le misure ragionevoli per evitare o ridurre al minimo il ritardo.
La Corte ha sottolineato un dettaglio di fatto determinante: la nebbia si era diradata intorno alle 9:30 del mattino. Il volo ritardato era programmato per il pomeriggio. L’“effetto a cascata” invocato da Ryanair era stato dato per presupposto dai giudici di merito, non provato. Questa distinzione, ha affermato la Corte Suprema, è decisiva.
“Sono fermamente convinta che la Suprema Corte di Cassazione abbia chiarito un principio già a tutti noto, ma con un lieve irrigidimento: non basta invocare il maltempo per evitare la compensazione. Le compagnie aeree devono dimostrare in modo preciso e documentato come quell’evento abbia causato in concreto il ritardo o la cancellazione del volo", spiega Francesca Coppolo, AirAdvisor Aviation Law Specialist
PERCHÉ QUESTO CONTA PER I PASSEGGERI
I ritardi dovuti al meteo rientrano tra le categorie più frequenti, e più contestate, nelle richieste ai sensi del Regolamento CE 261/2004. Le compagnie aeree si sono storicamente affidate a generici riferimenti al maltempo per respingere le richieste di compensazione senza produrre prove operative dettagliate. La sentenza odierna chiarisce che questo approccio non reggerà al vaglio del giudice.
“I Tribunali non dovrebbero accettare spiegazioni generiche o collegamenti causali dimostrati in modo vago dalle compagnie aeree, soprattutto quando si tratta del cosiddetto ‘maltempo’ o dell’effetto a catena. In questi casi le compagnie aeree devono essere in grado di dimostrare la tracciabilità dell’evento su tutti i voli oggetto di contestazione e produrre report operativi dettagliati e restrizioni degli slot ATC", aggiunge Coppolo.
Anton Radchenko, CEO di AirAdvisor, ha dichiarato che la sentenza conferma l’approccio che la società ha sempre seguito nel contestare, per conto dei passeggeri, le difese fondate sul meteo. “Il meteo non è un assegno in bianco. Questa sentenza conferma ciò che vediamo ogni giorno nei dati: le compagnie aeree citano spesso disservizi che si erano già esauriti ore prima della partenza del volo interessato. Ora la Corte ha detto quello che i passeggeri hanno sempre meritato di sentirsi dire, dimostratelo, oppure pagate", dichiara.
COSA POSSONO FARE I PASSEGGERI SE IL LORO VOLO È IN RITARDO
Se il volo arriva con più di tre ore di ritardo, oppure viene cancellato con meno di 14 giorni di preavviso, si potrebbe avere diritto a una compensazione fino a 600 euro ai sensi del Regolamento UE 261/2004, a prescindere da ciò che la compagnia aerea dice sul motivo del disservizio. AirAdvisor consiglia di seguire questi passaggi:
• Chiedere alla compagnia aerea una conferma scritta del motivo del ritardo o della cancellazione, un generico riferimento al “meteo” non costituisce documentazione sufficiente.
• Annotare gli orari effettivi di partenza e di arrivo, compresi i cambi di gate, e scattare foto se rilevante.
• Conservare tutte le ricevute di pasti, bevande, trasporti e alloggio se la compagnia aerea non ha fornito assistenza.
• Non accettare voucher in sostituzione della compensazione in denaro senza aver prima compreso i propri diritti.