Affitti brevi, nuove modifiche alla cedolare secca: protestano FARE e AIGAB, “Norma contro i piccoli proprietari”
Il provvedimento mantiene l’aliquota al 21% solo per chi non utilizza portali online. Le associazioni di categoria denunciano: “Misura punitiva e favore ai grandi capitali”.
Il dibattito sugli affitti brevi torna ad accendersi dopo la versione definitiva della manovra economica, bollinata dalla Ragioneria dello Stato, che introduce una modifica alla norma sull’aumento della cedolare secca.
L’articolo 7 del testo mantiene l’aliquota al 21% solo per i proprietari che non affittano tramite portali o intermediari immobiliari, mentre per tutti gli altri rimane l’aumento al 26%. Una correzione che però non convince le associazioni di settore. La Federazione FARE parla di una misura “contraria all’interesse nazionale e a vantaggio dei grandi capitali”. “La nuova versione della norma – sottolinea in una nota – ricorda la favola del lupo e dell’agnello: non potendo raggiungere la base, si aggira il problema con un gioco di parole per arrivare comunque alla fonte. È ovvio che la gran parte delle prenotazioni avvenga oggi attraverso il web, perché le singole locazioni non hanno la forza contrattuale delle multinazionali dell’hospitality. Approvare una norma del genere significa penalizzare i piccoli proprietari e favorire chi demolisce studentati per costruire hotel di lusso nei centri città”. FARE esprime fiducia nel Parlamento, auspicando che “la maggioranza non deluda i cittadini che cercano di creare lavoro e indotto senza pesare sulle casse pubbliche” e che la norma venga bocciata in sede di discussione parlamentare. Sulla stessa linea anche AIGAB, l’Associazione Italiana Gestori Affitti Brevi, che definisce la misura una “patrimoniale mascherata”. Per l’associazione, la rimodulazione contenuta nella manovra “non cambia la sostanza del provvedimento” e continua a colpire in modo sproporzionato la piccola proprietà immobiliare.
Secondo AIGAB e FARE, il nuovo sistema rischia di ridurre l’offerta di locazioni turistiche e di breve periodo, con effetti negativi sul comparto e sull’indotto legato all’ospitalità diffusa, proprio mentre il turismo italiano continua a crescere e diversificarsi.