EASA alza il livello di guardia: prorogati al 30 settembre gli alert sul Golfo, Giordania in rischio medio
La crisi nello Stretto di Hormuz ridisegna le mappe operative: raccomandazioni più restrittive sulle acque del Golfo, operazioni possibili in Giordania solo dopo risk assessment. Network planning in stato di allerta.
L’Agenzia europea per la sicurezza aerea (EASA) ha aggiornato il quadro di rischio sul Medio Oriente prorogando fino al 30 settembre 2026 gli alert relativi al Golfo Persico, mentre la Giordania passa a una classificazione di rischio medio, con operazioni consentite esclusivamente previo risk assessment da parte degli operatori. La revisione arriva nel pieno della nuova escalation tra Stati Uniti e Iran, che nelle ultime ore ha riacceso le tensioni lungo una delle aree più sensibili per l’aviazione civile.
Secondo l’aggiornamento del Conflict Zone Information Bulletin (CZIB), la raccomandazione per il Golfo resta particolarmente restrittiva: EASA invita a evitare le acque del Golfo Persico e a valutare con massima prudenza le rotte che lambiscono gli spazi aerei di Bahrain, Kuwait, Qatar e Emirati Arabi Uniti. La decisione segue l’innalzamento del rischio geopolitico dopo gli attacchi statunitensi contro lanciatori iraniani nello Stretto di Hormuz e la successiva risposta di Teheran, che ha dichiarato di aver lanciato missili verso obiettivi Usa in Giordania. Le forze giordane hanno confermato l’intercettazione di otto vettori alle 06:41.
La Giordania, pur non rientrando più nel perimetro delle raccomandazioni più severe, resta sotto osservazione: EASA indica un rischio medio, con possibilità di operare nella FIR Amman solo dopo un’analisi dedicata del rischio, che tenga conto dell’evoluzione del quadro militare e delle capacità di mitigazione del singolo vettore.
Per le compagnie europee, l’aggiornamento comporta un’immediata revisione dei piani di volo. Le rotte che attraversano il Medio Oriente potrebbero richiedere deviazioni, con impatti su tempi di volo, fuel burn, slot, rotazioni e capacità long‑haul. Per il settore trade, la proroga degli alert si traduce in potenziali ripercussioni sulle schedule, sulle connessioni intercontinentali e sul costo del prodotto venduto dalle agenzie.
Il prossimo “trigger” operativo sarà duplice: una nuova escalation militare oppure un’ulteriore revisione EASA, che potrebbe modificare ancora una volta il perimetro delle aree considerate a rischio. Per ora, il quadro resta fluido e richiede monitoraggio costante delle fonti ufficiali: EASA – Conflict Zone Advisories, Enac e le comunicazioni dei vettori, che potrebbero aggiornare le proprie policy di sorvolo nelle prossime ore.