Un inedito Donatello a Roma
Il marmo proviene dall'antica tenuta Saccoccia nei pressi di Mentana, dove fu visto e riconosciuto come opera di Donatello da Federico Zeri nei primi anni Novanta. In seguito è stato esaminato da diversi studiosi che variamente ne hanno evidenziato il carattere donatelliano, rimanendo peraltro oscuro il significato iconografico delle due corone e la destinazione originaria del marmo. Questi interrogativi sono stati risolti grazie ad un documento cinquecentesco pubblicato nel 1766 da Giovanni Bottari, segnalato da Francesco Caglioti con un corretto riferimento al marmo in questione. Si tratta di una lettera del 28 aprile 1592 inviata a Baccio Valori, celebre letterato fiorentino e collezionista di opere donatelliane, dal suo agente romano Marcantonio Dovizi, in cui si proponeva l'acquisto di un nucleo di marmi provenienti da un monumento cateriniano, stimati "cento scudi", tra i quali spiccava una lunetta con "figure di bassorilievo di Donatello" raffigurante "s. Caterina, che sta devota inginocchione con le mani giunte. Dalla banda destra di lei la Madonna, che con una mano tiene alzata una corona per metterle in testa, e con l'altra mano un'altra corona tiene sopra il petto. Dalle sinistra N. S. Gesù Cristo, il quale le porge la palma della mano destra aperta, e con la sinistra tien pure una corona sopra il suo petto; e intorno a queste tre figure sono circa 18 Cherubini". Per quest'opera si chiedevano ben "sessanta scudi". La descrizione della Madonna che costituiva una parte della lunetta coincide esattamente con il bassorilievo che si presenta in questa iniziativa così come le misure indicate nella lettera ("circa cinque palmi").