Viaggi del Mappamondo, cinquant’anni di visione
Al Forum Theatre di Roma, Viaggi del Mappamondo ha celebrato il suo cinquantesimo anniversario, scegliendo di ripercorrere le decisioni che ne hanno definito l’identità e di condividere la direzione che continua a guidarne il cammino. Un racconto che ha attraversato le tappe decisive della sua storia, con il tono di chi guarda indietro senza nostalgia e avanti senza esitazioni.
La scelta del luogo racconta molto: il Forum Theatre nasce all’interno degli storici studi fondati nel 1970 da Ennio Morricone insieme ad Armando Trovajoli, Piero Piccioni e Luis Bacalov, uno spazio in cui la musica ha dato struttura alle immagini e accompagnato alcune tra le colonne sonore più intense del cinema italiano e internazionale.
In questa cornice, il cinema è diventato la chiave narrativa della serata. Come un film, anche un itinerario prende forma molto prima di essere vissuto. Nasce nella scrittura, nella selezione, nella regia invisibile che tiene insieme tempi, luoghi e relazioni. La qualità si misura nella solidità delle scelte che lo precedono.
È da questa prospettiva che Andrea Mele, presidente e amministratore delegato, ha ripercorso le tappe dell’azienda. Sullo schermo è apparso un cinegiornale del 1955 che raccontava una fabbrica londinese di mappamondi: cento geografi al lavoro, sessantamila globi prodotti ogni anno. Mani, competenze, concentrazione.
Il parallelismo era evidente: “anche noi siamo questo”, ha spiegato Mele, richiamando l’idea che il viaggio nasce dall’incastro di professionalità diverse, dall’equilibrio tra visione e tecnica.
La frase conclusiva di quel servizio — “mentre il resto dell’umanità fa del suo meglio per far traballare il mondo, a loro piace costruirne uno nuovo” — è risuonata come una sintesi involontaria di cinquant’anni di lavoro.
In un’epoca attraversata da conflitti e tensioni, Mele ha ribadito la funzione del turismo come spazio di relazione tra culture diverse. La costruzione di itinerari nel lungo raggio implica responsabilità nella selezione dei partner, nella tutela dei viaggiatori, nella qualità dell’esperienza proposta.
Un’impostazione che negli anni ha privilegiato la solidità del prodotto rispetto alla mera espansione dei volumi.
Il cammino si sviluppa lungo alcune tappe decisive: dalla nascita negli anni dei primi voli intercontinentali con il Boeing 747 alla specializzazione sull’Oriente, dall’Australia a Cuba, dagli Emirati all’America Latina, fino all’acquisizione nel 2014 di marchi come Dimensione Triade e Igiesse e, nel 2024, all’ingresso di Shiruq nel segmento dei viaggi culturali, ogni scelta è stata guidata da una visione precisa: offrire un prodotto distintivo, strutturato e riconoscibile.
Nel suo intervento, Mele, affiancato dal direttore generale Marco Cifani, ha guidato la platea attraverso cinquant’anni di storia con un tono diretto, personale, a tratti intimo.
Il racconto è tornato alle origini, al primo catalogo del 1976, alle destinazioni pionieristiche in Oriente, alle persone che hanno costruito l’identità dell’azienda e alla capacità di guardare più in là quando il mercato chiedeva altro.
Un percorso segnato da passaggi chiave: l’ingresso nel 1994 in Atoi, oggi Astoi Confindustria Viaggi — dove Andrea Mele ricopre attualmente la carica di vicepresidente vicario —, l’evoluzione tecnologica già nei primi anni Duemila, il 2004, quando Mele e Cifani rilevarono l’azienda diventandone proprietari e assumendone direttamente la responsabilità imprenditoriale.
Poi i capitoli che nessuno ama rievocare ma che, quando un’azienda arriva a 50 anni, diventano la misura del carattere: gli shock geopolitici, le emergenze sanitarie, le tragedie che hanno colpito destinazioni iconiche del lungo raggio. Momenti in cui il turismo mondiale si è fermato, talvolta azzerato.
Nel racconto di Mele ha trovato spazio la rivendicazione di una linea coerente: non arretrare sul valore delle persone, non ridurre lo staff nei momenti più difficili, mantenere coerenza nella scelta delle destinazioni e nella qualità del prodotto. Sono dettagli che spiegano come si arriva a un anniversario così: continuando a scegliere una direzione anche nei passaggi più complessi.
Il cinema come viaggio
La serata è stata accompagnata dall’Orchestra Italiana del Cinema, che ha eseguito dal vivo alcune delle colonne sonore legate a Morricone. Le note hanno attraversato la sala con una forza composta, ricordando quanto cinema e viaggio condividano la stessa promessa: quella di condurre altrove, pur restando seduti.
Si può leggere, programmare, studiare ogni dettaglio. È l’esperienza a dare senso al progetto.
Più che una celebrazione, quella del Forum Theatre è stata una dichiarazione di continuità. Cinquant’anni nel turismo organizzato rappresentano la conferma di una traiettoria mantenuta nel tempo, capace di attraversare trasformazioni tecnologiche e mutamenti geopolitici senza perdere riconoscibilità.
Il sipario si è chiuso con la misura che ha accompagnato l’intera serata. Nessuna enfasi, nessuna retorica. Rimaneva una consapevolezza chiara: il viaggio di Viaggi del Mappamondo continua lungo una rotta definita, sostenuto da una squadra cresciuta dentro una visione e un metodo, orientata da coordinate precise — specializzazione, coerenza, solidità. Come accade nei film costruiti con cura, il finale non è una conclusione, ma l’inizio della scena successiva.
R.D.