Immagine di sfondo della pagina Alentejo, giorno uno: una terra che entra dentro lentamente

L'Alentejo non arriva all'improvviso. Comincia mentre Lisbona si allontana dai finestrini del pullman, quando si attraversa il Ponte Vasco da Gama e il paesaggio urbano lascia spazio a strade più vuote, campi aperti e ritmi completamente diversi da quelli della capitale. A un certo punto smettono anche le conversazioni. Qualcuno guarda fuori in silenzio, qualcuno riposa appoggiato al vetro, altri provano a capire che volto abbia davvero questa regione del Portogallo che, fino a poche settimane fa, molti conoscevano appena di nome.
Eppure, chilometro dopo chilometro, l'impressione è quella di stare entrando in un luogo che non ha bisogno di spiegarsi troppo. L'Alentejo non seduce come fanno le grandi città. Ti costringe piuttosto a rallentare lo sguardo. Fuori scorrono uliveti, vigne, querce da sughero, cicogne appollaiate sui pali della luce, campi aperti che sembrano non finire mai. Il paesaggio, per molti versi, richiama alcune zone rurali italiane: certe campagne toscane, tratti dell'Umbria, persino alcune aree della Sardegna interna. Non c'è un senso di distanza o di estraneità. Al contrario, l'Alentejo restituisce fin da subito una sensazione di familiarità, come se questo territorio avesse un linguaggio immediatamente comprensibile anche a chi lo attraversa per la prima volta.

Silvia, la nostra guida, parla del Portogallo con il tono di chi sta descrivendo prima di tutto la propria casa. Ripercorre Lisbona, la trasformazione della città dopo l'Expo del '98, la dittatura, la Rivoluzione dei Garofani, la storia di un Paese che negli ultimi decenni ha imparato a reinventarsi senza perdere identità. Da lì, il filo si sposta verso questa terra "oltre il Tago", l'Alentejo appunto. Una delle regioni più grandi del Portogallo e anche una delle meno popolate. Una terra di confine, segnata nei secoli dalle guerre con la Spagna, oggi diventata invece sinonimo di lentezza, silenzio e qualità della vita.
La prima sorpresa del viaggio arriva prima di Elvas. Boscolo interrompe volutamente il tragitto con una tappa non prevista: Mainova, una giovane azienda agricola biologica immersa nella campagna dell'Alentejo. Non una semplice sosta tecnica, ma una scelta precisa di programmazione, pensata per far entrare gradualmente il gruppo dentro l'identità della regione e trasformare anche il trasferimento in parte dell'esperienza. Ad accoglierci ci sono i proprietari della tenuta, che iniziano subito a parlare del loro lavoro e del legame con questa terra. Si parla di vino, di olio, di agricoltura biologica, ma soprattutto di tempi. Qui, spiegano, tutto ruota ancora attorno ai ritmi della natura. In estate la vendemmia avviene spesso di notte, quando le temperature si abbassano e l'uva riesce a mantenere freschezza e qualità. La degustazione accompagna il racconto: vini bianchi, rosati e rossi prodotti con vitigni autoctoni portoghesi, poi l'olio extravergine ottenuto da olive Galega, una delle varietà simbolo del Paese. La visita continua tra vigneti e uliveti a bordo di un trattore adattato al trasporto degli ospiti. Un modo semplice ma efficace per entrare davvero dentro il paesaggio dell'Alentejo, attraversando da vicino quella campagna ampia e aperta che caratterizza tutta la regione.

Le prime impressioni raccolte tra gli agenti di viaggio arrivano proprio alla fine della visita. Sophie Zaccariello di Pleasure's Travel racconta di essere rimasta colpita soprattutto dalla tranquillità del territorio e dall'esperienza a Mainova: "È stata una sorpresa molto piacevole, non me l'aspettavo". Anche Domenico Maria Errico di Viaggi Carmen insiste sulla stessa sensazione: "Non immaginavo un territorio così rilassante e autentico. E poi l'olio mi ha davvero sorpreso".
Quando arriviamo a Elvas, il paesaggio cambia ancora una volta. Se la campagna aveva qualcosa di familiare, la città — dichiarata Patrimonio UNESCO — restituisce immediatamente il senso della frontiera. L'acquedotto attraversa il panorama come una lunga linea di pietra. Tutto racconta il passato militare di questo luogo, a pochi chilometri dal confine spagnolo. La luce del tardo pomeriggio rallenta ogni cosa. In pochi minuti siamo al Vila Galé Collection, un hotel che sorge tra le mura di un antico chiostro, dove il passato monastico dialoga con un'ospitalità elegante e discreta.

Durante la cena, tra bicchieri di vino e conversazioni sparse, proviamo a dare un nome alle sensazioni accumulate durante il giorno. Non è semplice. L'Alentejo non si racconta attraverso l'eccesso o la spettacolarità. Si rivela poco alla volta. C'è chi parla della calma, chi della sensazione di spazio, chi del silenzio. Io continuo a tornare su un'immagine precisa: quel tratto di strada percorso poco prima di arrivare, quando fuori dal finestrino non c'era quasi nulla. Un paesaggio che non chiedeva niente. E forse è per questo che ha lasciato così tanto.

R.D.

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