Immagine di sfondo della pagina Alentejo, giorno due: il Portogallo nascosto tra castelli, ulivi e memoria
28 maggio 2026

La seconda giornata in Alentejo cambia subito prospettiva. Le pianure aperte del giorno precedente lasciano spazio alle montagne della Serra de São Mamede, ai piccoli borghi arroccati e a un paesaggio che porta addosso secoli di frontiera.

In pullman Marta, la nostra guida, racconta questa terra con un entusiasmo che sembra inesauribile. Ripercorre la storia di questa regione agricola, profondamente diversa dal nord del Portogallo: meno densamente popolata, più arida, più mediterranea. Una terra attraversata nei secoli da romani, arabi, ordini religiosi, commercianti e comunità ebraiche, che hanno lasciato stratificazioni culturali ancora oggi visibili nell'architettura, nella gastronomia e nella musica tradizionale.

Castelo de Vide appare tra le curve della montagna: il castello domina il borgo dall'alto, le case raccolte una accanto all'altra lungo vicoli stretti e salite improvvise. Passeggiando nella Judiaria, l'antico quartiere ebraico, il tono del racconto di Marta cambia registro. Emergono le storie delle famiglie sefardite arrivate qui dopo l'espulsione dalla Spagna del 1492, delle conversioni forzate durante l'Inquisizione, delle identità nascoste dentro le abitazioni e dei simboli ancora visibili sulle porte delle case. Sono storie che sembrano appartenere a un passato lontanissimo e che invece, camminando tra queste stradine, continuano ad avere qualcosa di estremamente presente.

Risaliamo sul pullman verso Marvão,  uno dei borghi medievali più spettacolari dell'Alentejo. Arroccato a quasi novecento metri di altezza, il paese domina il confine con la Spagna e conserva ancora oggi l'impianto difensivo medievale che per secoli ha protetto questa parte del Portogallo. Da qui la Spagna sembra vicinissima. E in effetti lo è sempre stata: geograficamente, culturalmente, storicamente. 

Dalle terrazze del castello lo sguardo si apre a perdita d'occhio. Poi il gruppo si scioglie tra i vicoli, ognuno al proprio ritmo, tra portoni antichi, fiori  e il silenzio di un borgo che sembra fermo in un tempo tutto suo.

È proprio mentre percorriamo un vicolo di ciottoli cercando la strada per tornare al pullman che l'Alentejo comincia a prendere forma anche come prodotto turistico da proporre ai propri clienti. Claudia Genovesi di Anicia Viaggi a Palestrina ha le idee chiarissime: la vede come una destinazione ancora poco conosciuta dal pubblico italiano, ma con un potenziale preciso — soprattutto per chi ha già visitato Lisbona e vuole andare oltre. "I monasteri e i conventi trasformati in hotel, il silenzio, gli spazi aperti: c'è un'atmosfera che oggi tanti viaggiatori cercano davvero". La vede adatta a target molto diversi — coppie, famiglie, appassionati di enogastronomia, motociclisti, chi cerca itinerari lontani dai circuiti più affollati — e la immagina bene come estensione di un soggiorno a Lisbona o in combinazione con la costa.  

Il viaggio continua verso il Frantoio-Museo António Picado Nunes, immerso tra gli ulivi della Serra de São Mamede.
Ad accoglierci è António Melara Nunes: proprietario, agricoltore, custode di una storia di famiglia che ha scelto di non abbandonare. Dopo gli studi aveva lasciato il villaggio, come tanti. Quando è rientrato, le attività agricole della zona stavano scomparendo insieme agli abitanti. L'idea iniziale era recuperare la produzione di olio. Poi il progetto si è trasformato in qualcosa di più: raccontare il territorio attraverso l'esperienza, costruire un turismo capace di creare valore attorno alla cultura agricola dell’Alentejo. 

Quello che colpisce è che qui l'olio porta con sé qualcosa di più grande: gli ulivi secolari, il lavoro nei campi, il clima estremo dell'estate. Una produzione volutamente piccola, legata ai ritmi della natura e alla qualità delle materie prime. Il pranzo — pane, olio extravergine, vino, formaggi, piatti della tradizione contadina — diventa parte integrante della visita. Un modo per entrare a contatto con la cultura quotidiana della regione attraverso i suoi sapori.

Nel pomeriggio rientriamo in hotel con qualche ora libera — tempo per riposare, per fare ordine tra le impressioni accumulate. 

Più tardi il gruppo si riunisce: prendono la parola TAP Air Portugal, Turismo de Portugal, Turismo dell'Alentejo e i responsabili del Vila Galé. Ognuno porta la propria prospettiva su questa destinazione. È un momento che merita spazio. Lo racconteremo più avanti.

La giornata si chiude a Vila Viçosa. La cena al Marmòris Hotel & Spa, nella grande sala rivestita di marmo rosa, tra vini locali e piatti della tradizione alentejana. Le conversazioni continuano a intrecciarsi attorno alla giornata appena trascorsa.

C'è un dettaglio che emerge con discrezione, a fine giornata: la sensazione di un itinerario costruito con grande precisione, dove tempi, soste e passaggi sembrano sparire nella naturalezza dell'esperienza. Una regia invisibile, che accompagna il viaggio senza mai appesantirlo. Un viaggio ben fatto non si sente. Si vive soltanto.


Questo articolo fa parte di un racconto di viaggio in più puntate dedicato al fam trip organizzato da Boscolo in collaborazione con Turismo de Portugal e TAP Air Portugal. Per seguire il progetto dall'inizio: 
→ Giorno zero: www.advtraining.it/article/destinazioni/prima-della-partenza-il-fam-trip-boscolo-in-alentejo
→ Giorno uno: www.advtraining.it/article/destinazioni/alentejo-giorno-uno-una-terra-che-entra-dentro-lentamente
 
R.D.

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